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24 luglio 2008 4 24 /07 /luglio /2008 21:58
mamma e bambino


Ieri pomeriggio sono andata alla festicciola di un'amichetta di Alessandro. Ho conosciuto una ragazza che ha appena partorito. Ha la linea flessuosa di un giunco, le unghie curatissime e i capelli freschi di messa in piega. Si lamentava del suo aspetto fisico: " Sai, questi quattro chili di troppo me li sento proprio tutti!!" Le ho fatto elegantemente notare che le puerpere assomigliano tutte a delle olive ascolane e abbiamo continuato a chiacchierare. Ma quando mi ha confessato di essere un pochino stanca ho davvero rischiato di trascendere... La figlia ha appena un mese di vita! Un mese? Sei già stanca dopo appena un misero pidocchioso mese? E io cosa dovrei dire dopo quattro anni trascorsi a rincorrere il figlio del vento? E lì, con orrore, ho quasi pronunciato la frase odiosa che dicono tutti quelli che hanno i figli già grandicelli: " E adesso non è nieeeeeeente! Vedrai dopo!" Ringraziando il cielo sono riuscita a trattenermi, ma lo sconcerto del vedermi improvvisamente protagonista di una delle categorie che ho massacrato nel mio libro è stato scioccante. Ecco cosa ho scritto soltanto pochi mesi fa...

QUELLI CHE HANNO I FIGLI GIA’ GRANDI …

Non c’è cosa più sbagliata del lamentarsi della fatica d’essere genitore con chi ha i figli già grandicelli. Qualunque sia il problema, anche grave, l’unica risposta che riceverete sarà, inevitabilmente, “E adesso non è nieeeente! Vedrai dopo!”. Queste persone si comportano come se il fatto di aver già portato avanti una parte del lavoro di genitori li autorizzi a minimizzare gli ostacoli che si incontrano all’inizio del percorso. Sono irritanti come quelli che incontri davanti al cinema e vogliono a tutti costi svelarti il finale del film dell’orrore che hanno appena visto mentre tu hai in mano i biglietti e stai facendo la fila per entrare. 

Quando siete ancora nella fase iniziale dell’entusiasmo che va dal momento in cui l’ostetrica vi mette in braccio per la prima volta vostro figlio fino a quando non varcate la porta di casa, tutto sembra meraviglioso. Il panico inizia quando, disfatta la valigia dell’ospedale e posizionato il pupo nella culletta, la mamma e il papà si guardano un po’ smarriti chiedendosi: e adesso, che si fa? Due neogenitori sono afflitti da una sequela di dubbi, non sarebbe meglio incoraggiarli invece di prenderli in giro sminuendo le loro preoccupazioni? Non capisco perché alcune persone provino gusto nel torturarli trattandoli come due deficienti impensieriti dal nulla! Sento ancora le risate della pediatra alla quale telefonai il giorno in cui cadde l’ombellico di Alessandro… Piangevo perché ero terrorizzata da quelle due goccine di sangue che gli erano uscite dal pancino. Non sarebbe stato da parte sua più professionale ( e anche un tantino meno stro@@o) informarmi subito che il mio bimbo non sarebbe morto dissanguato?  Alessandro a due giorni di vita faceva le flessioni sul fasciatoio, a due mesi e mezzo già iniziava a mettere i dentini, a tre mesi gattonava e a cinque stava in piedi da solo. Mi ha creato enormi problemi per allattarlo, per svezzarlo, per farlo dormire, per farlo stare fermo almeno cinque minuti, per evitare che urlasse disperato al minimo divieto che gli veniva imposto. A poco più di cinque mesi, se voleva qualcosa, iniziava a gridare “Mamma – mamma- mamma – mamma - mammaaaaa!” con un vocione da diciassettenne. Era l’unica cosa che riusciva a dire, ma cavolo se sapeva dirla! Quando aveva sette mesi abbiamo dovuto mettere i blocchi a tutti i cassetti e alle porte di casa. Non smetteva mai di infilare le mani ovunque per tirare fuori le cose da qualsiasi anfratto. Se lo perdevo di vista per cinque minuti non ero più capace di ritrovarlo, perso com’era in un mare di cianfrusaglie. Sempre alla stessa età, riusciva senza nessuna esitazione a fare la circumnavigazione del divano tenendosi aggrappato alla fodera o ai braccioli in posizione perfettamente eretta. Sembrava un orso bruno nano… Ad un anno l’ho trovato arrampicato sulla ringhiera del balcone e aveva imparato ad aprire la porta di casa che tenevo sempre chiusa a chiave per andarsene in giro su e giù per le scale. 

All’epoca, se mi lamentavo con qualche mamma veterana, quel “ E adesso non è nieeeente ! Vedrai dopo!” seguito dai puntini di sospensione e un losco alone di mistero, mi ha fatto temere che prima o poi si sarebbe alzato dalla culletta con un grosso coltello da macellaio in mano per venirci a sgozzare nel sonno. Cos’altro potrebbe accadere che non sia ancora accaduto, quali altre delizie ci riserva il futuro, quale misteri noi, poveri neo genitori, ignoriamo mentre voi, mamme e papà esperti, conoscete ma non volete rivelare? Quali altre prove ci aspettano oltre al non uscire più, non leggere più, non mangiare più, non poter decidere quando fare una doccia, non avere più una vita sessuale decente? Mai porre una domanda del genere alla coppia di genitori con figli già grandicelli! Vi subisseranno di un elenco di sciagure degne delle dieci piaghe d’Egitto con allegro sadismo, felici di mettervi in apprensione perché dovete affrontare un periodo durissimo che loro, viva Dio, hanno già superato da tempo. Al pari delle Terroriste, i genitori veterani godono della vostra espressione disperata nell’apprendere che tutto quello che sta mettendo a dura prova la vostra nuova vita è soltanto la punta dell’iceberg. Ignorateli o sopprimeteli: sarà comunque una scelta intelligente.

E ora mi domando e dico: come diavolo ho fatto a trasformarmi proprio in una di quelle che hanno i figli già grandi? Domani telefono allo psichiatra... Sono anni che mi aspetta a braccia aperte.




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commenti

fiocco72 07/25/2008 08:29

Ieri mi è arrivato il tuo libro, ho iniziato a leggerne qualche pagina e già mi piace, me lo gusterò piano piano e poi ti saprò dire...buon fine settimana.

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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