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16 giugno 2009 2 16 /06 /giugno /2009 11:20
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Avrei potuto inventarmi di tutto a proposito della recente presentazione del mio libro a Vigonza : che è stato un successo interplanetario, che il sindaco, commosso,  mi ha consegnato le chiavi della città , che una folla di madri impazzite al termine dell’evento si è accapigliata per accaparrarsi una copia del capolavoro autografata in oro zecchino, che magari con l’occasione sono anche cresciuta un paio di centimetri e che nel miracolo generale mi è pure sparita la cellulite…

Ma le bugie non le so proprio dire e il genere fantasy non rientra decisamente nelle mie corde. Quindi, ciò che leggerete è soltanto la pura e semplice verità, senza l’abbellimento di alcun filtro vanaglorioso. Ma è proprio la connotazione semplice e familiare che ha in realtà assunto questo evento a rendermelo tanto caro.

Vigonza è una graziosa cittadina di circa 21.000 abitanti, situata nel comune di Padova. Tempo fa, un’ impiegata dell’Ufficio Cultura del comune mi ha contattata chiedendomi se ero interessata a presentare il mio libro. Mi aveva pescata in rete nell’oceano delle autrici sconosciute grazie a  chissà quale fenomeno paranormale. Confesso che abitando a Roma lì per lì sono stata tentata a declinare l’invito ma poi, mi sono detta, perché mai sprecare un’occasione del genere? In fin dei conti è la prima volta che qualcuno si accorge che esisto e anche se quel qualcuno risiede a centinaia di chilometri da casa mia chi diavolo sono io per tirarmela? Nessuno, proprio nessuno. E perciò, confortata anche dall’appoggio di mio marito il quale spera in cuor suo che grazie ai proventi multimilionari del mio capolavoro riuscirà un giorno a mollare il lavoro e aprire un baretto sulla spiaggia,  ho deciso con gioia di accettare.

Per dovere di cronaca specifico che il comune si è addirittura preso la briga di rimborsami  il biglietto aereo, particolare apparentemente di scarsa importanza, ma che mi ha lasciato francamente sorpresa. Io, assoluta esordiente, mi vedo rimborsare parte delle spese? Incredibile, assolutamente incredibile, al limite della fantascienza. Eppure è accaduto, e sono ancora qui a domandarmi il perché.

Giovedì scorso, appena un giorno dopo il rientro dalle vacanze in Sardegna, io e l’uomo che ha avuto la sventura di prendermi in moglie, siamo usciti di casa alle 10,00 in direzione Fiumicino con largo anticipo, visto che il primo volo per Venezia era previsto alle 12,15.

Tutto calcolato… Tutto calcolato una ceppa: dopo un quarto d’ora di viaggio tranquillissimo, con il raccordo anulare inspiegabilmente deserto imbocchiamo la Roma – Fiumicino pieni di belle speranze. Dieci secondo dopo la tragedia: un’autovettura ha preso fuoco e la stradale ha deviato il traffico. Ora, non so a voi, ma in quasi quarant’anni di vita non mi era mai capitato di incappare in una simile vicenda. E quando mi va a succedere? Naturalmente quando c’è un aereo che, ovvio, non rimarrà sulla pista ad aspettarmi. Domanda inutile, direbbe il buon Battisti.

E perciò, sacramentando come un facchino ubriaco, ho fracassato gli zebedei di quel santo di mio marito per una buona mezz’ora e ho quindi telefonato a Laura ( l’impiegata del comune che avrebbe dovuto venire a prenderci a Venezia ndr) spiegandole che avremmo dovuto prendere il volo successivo causa auto in fiamme. Non la nostra, ho specificato per non farla preoccupare inutilmente.

Chiaramente Laura, che oltre a dover prelevare le scrittrici sfigate all’aeroporto di Venezia è anche in altre faccende affaccendata, aveva impegni inderogabili e quindi è sfumata la comodità del tranfert. Visto che il viaggio in taxi Venezia-Vigonza mi sarebbe costato come un paio di scarpe della Valleverde in pelle umana, abbiamo optato per un mezzo di trasporto più economico.

Per una cifra irrisoria abbiamo comprato il biglietto del pullman che “in appena” un’ora e un quarto ci ha finalmente depositato a Padova. Alla stazione dei pullman ad aspettarci c’era Laura. Appena scesi dalla corriera, la prima macchietta alla Gianni e Pinotto. In frenetico contatto via cellulare siamo state un paio di minuti a blaterare:



“Dov’è ?”

“Sono alla stazione delle corriere, pensilina 1”

“Anch’io sono alla pensilina 1, di fronte al bigliettaio”

“Pure io, ma lei dov’è ?”

La mosca cieca è terminata quando, dopo qualche istante di convulsa ricerca reciproca, ci siamo accorte che eravamo spalla a spalla. Laura non mi aveva riconosciuta perché, fidandosi della foto sulla quarta copertina del libro, pensava che avessi ancora i capelli lunghi un centimetro. Invece ora porto il caschetto, e ho acquistato anche tre o quattro chili da quello scatto. Per aggravare la situazione io ignoravo totalmente che aspetto avesse, per quanto ne sapevo avrebbe potuto essere anche la signora giapponese che si sventolava in uno spicchio d'ombra... 

Saluti, baci e l’eliminazione del tanto fastidioso “lei”. Durante il breve viaggio in direzione Vigonza,  Laura mi confessa che i due precedenti incontri con le altre autrici non avevano avuto l’affluenza sperata. “ Bene!” mi sono detta “ Dopo l’auto in fiamme e sette ore di viaggio per raggiungere il luogo X mi ci voleva proprio un incoraggiamento!”

Ci lascia al nostro alloggio, un delizioso residence a pochi passi dal Castello dei Da Peraga, teatro dell’evento. Qualcuno sarebbe passato più tardi a riprenderci. Una gentilissima receptionist ci assegna la camera 007. Risparmiatemi la battuta sugli agenti segreti, perché ho avuto la demenza di farla anch’io e Melissa, così si chiama questa graziosa signora, ha avuto anche l’indecenza di ridere tanto per farmi contenta. Sconfortata dalla concreta possibilità che alla presentazione saremmo stati io, mio marito, Laura e al massimo il bibliotecario, me ne sono uscita con un inopportuno:

“Scusi la domanda, ma lei quante madri conosce?”

“Madri?” ha risposto Melissa, che naturalmente non poteva capire

“Si, madri… Ha presente quelle che partoriscono dei figli?”

“Beh…” ha risposto lei, con l’indice sul pulsante per allertare l’energumeno della sicurezza “ Praticamente ogni mia amica è madre, visto che sono una mamma anch’io.”

Ho preso la palla al balzo e l’ho invitata alla presentazione, di cui chiaramente non sapeva nulla anche se il comune si era prodigato non poco per fare pubblicità, senza ovviamente tralasciare di propagare la lieta novella a tutte le sue amiche e conoscenti. Dopo aver lanciato l’improbabile amo alla pesciolina che naturalmente quella sera ha preferito rimanersene a casa a riposarsi dopo una dura giornata di lavoro, sono entrata in stanza.

Erano ormai le 18,00 e dopo una doccia rigenerante ho iniziato ad avvertire i sintomi di quella che non era proprio… fame… ma voglia di divorare un triceratopo ben arrostito alla brace. Eravamo pressochè digiuni. Et voilà: detto fatto. La magica Melissa ci ha preparato al volo una cenetta con i fiocchi , servizio in camera. Abbiamo cenato a un orario da ospedale, ma visto che molto probabilmente non saremmo riusciti a mettere nulla sotto i denti prima della mezzanotte, in un attimo il tacchino al radicchio ha trovato degna sepoltura.

Alle 20,30 ci passa a prendere Michela, alla quale devo saldare un conto in lavanderia visto che a fine serata l’ho annaffiata con il prosecco. E già, se non faccio la mia quotidiana figura di me@@a  poi la notte non dormo serena. Chiaramente, neanche lei mi riconosce. Aggiungo che arrivata al castello Laura mi guarda ( dopo una provvidenziale restaurata a colpi di ombretto e mascara ) ed esclama : " Ma sei tu?" Ecco, questo vi fornisce la misura di come il trucco riesca a fare miracoli.

Comunque, innaffiamenti inopportuni a parte, la serata è stata nel suo piccolo un successo. E attenzione, per successo non intendo quello che normalmente si intende per trionfo. Sarebbe un’affermazione del tutto inopportuna. Ma vedere la sala piena di gente, anche se una piccola sala, mi ha riscaldato il cuore. Diciamola tutta: ma chi si prenderebbe la briga di andare a conoscere una signora nessuno e per di più di giovedì sera alle 21,00 con la prospettiva di una giornata di lavoro che ti aspetta il giorno dopo?

Eppure i vigontini erano lì, non tutti chiaramente, ma una piccola rappresentanza che mi ha accolto con un calore inaspettato. Ero imbarazzata, nonostante quella fosse “già” la terza presentazione del libro, preoccupata soprattutto dal mio accentaccio romano che per quanto mi sforzi non riesco proprio a mitigare. Ma fin dall’inizio cretinate come quella di riuscire a parlare in un italiano comprensibile sono passate in secondo piano, superate da un clima divertente e rilassato, dalla presentazione di un libro che non ha alcuna pretesa se non quella di innescare qualche spunto di riflessione sul tragicomico mestiere di mamma e che rimarrà sempre quello che è: un’amabile chiacchierata fra amiche.

A presentarmi una giornalista in gambissima, Laura Pisanello, fra le sue mille attività scrittrice anche lei e soprattutto madre, con la quale a un certo punto ci siamo messe a chiacchierare sulle attrezzature “gormitiche” dei rispettivi figli, e questo non “dietro le quinte” ma in piena presentazione. A leggere qualche brano del libro Roberta Sartori, attrice per diletto che “nel tempo libero” è anche una scienziata e giuro che non sto scherzando. Come l’abbiamo incastrata a prestarsi a una simile impresa non lo capirò mai.

Questo il bilancio: divertimento, risate, assoluto relax, calore e addirittura qualche applauso, buffet finale annaffiato da prosecco e il regalo graditissimo di una calla rosso fiamma, in perfetto pendant con le scarpe assassine che figurano sulla copertina del libro. Diciannove le copie vendute, ma questo non è rilevante. So che quest’ultimo dato farà sorridere i veri scrittori, ma considerando che in sala erano presenti 36 persone di cui 6 bambini direi che non posso davvero lamentarmi. Ribadisco che non sono i dati di vendita ad interessarmi, almeno non fino a quando continueranno a mantenersi al di sotto delle venti copie a presentazione. Quello che mi ha veramente scaldato il cuore è stato riscontrare ancora una volta l’empatia della gente, gli ennesimi sguardi che stanno a significare:“Si, hai ragione, succede anche a me!”, i sorrisi divertiti nell’ascoltare le vaccate che ho scritto e, fatto ancora più inspiegabile, il piacere visibile nei loro occhi nel prestare attenzione alle parole di una scrittrice per caso anche se parla con un accentaccio romano.

E questo, passatemi la citazione ormai inflazionata, con ha prezzo.

Concludo questo chilometrico post, forse il più lungo che abbia mai scritto, per ringraziare ancora una volta Laura Violino e tutti i vigontini che quel giovedì sera hanno trovato un’ alternativa, non so quanto valida, alla schifosa programmazione televisiva che funesta le nostre estati. Essere preferita all’ennesima replica del commissario Derrich è una soddisfazione riservata a pochi eletti!

NB: Nota di colore: il giorno successivo alla presentazione, al momento di lasciare la stanza, Melissa ( la receptionist che ci aveva accolto con tanta gentilezza), ha lasciato detto alla collega del turno di mattina se potevo venderle una copia del libro e ne ha acquistata una anche lei da regalare alla sorella. Così, grazie alla mia chiacchiera, ho “incastrato” altre due lettrici. Hanno il mio indirizzo, mi auguro che dopo aver terminato il libro non si fiondino a Roma per prendermi a roncolate sulle gengive…




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commenti

staccata 06/23/2009 10:47

Dio santo! Angeliss con sdoppiamento di personalità. E'troppo, anche per una aperta agli esperimenti mentali più astrusi come me...

angeliss 06/23/2009 10:29

ciao dalla cassiera.....Fiona ihihih

patty11 06/22/2009 22:03

ciao sono Fiona la cassiera

anonimo 06/22/2009 14:48

Ciao Luana, fantastica come sempre, leggere ciò che scrivi mi fa rimanere incollata al pc... Complimenti per la presentazione del libro, e in bocca al lupo per le vendite

anonimo 06/22/2009 12:03

bene, sono contenta tesoro... Direi che è andata davvero bene, no?
A prestissimo.......
(Vale saluta come sempre il suo principe azzurro)

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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