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11 luglio 2008 5 11 /07 /luglio /2008 16:17
palle


Vi faccio un breve resoconto delle vacanze ( una settimana che è letteralmente volata):

Mi sono divertita, certo.

Sono abbronzata, naturalmente(essere mezzosangue calabrese aiuta).

Sono ingrassata, ovviamente (l’antipasto alla maremmana, anteprima imprescindibile di ogni mia cena, ha prodotto i suoi frutti).

Ho conosciuto altre mamme che non mettono i tacchi, e abbiamo riso assieme delle nostre tragicomiche avventure quotidiane.

Sono stata benissimo, mi sono goduta mio marito e in qualche modo anche mio figlio…

E allora perché intitolare questo post “Che palle!!”.

Perché Alessandro, il frutto del mio ventre, la luce dei miei occhi, il respiro della mia anima, l’indipendentissimo bambino che a due anni sapeva già vestirsi da solo e che non ha mai voluto mettere in bocca un ciuccio né ha mai avuto bisogno dell’orsetto per addormentarsi, è improvvisamente diventato un mammone. I sintomi sono inquietanti: a partire dal primo giorno di vacanza ha scoperto, dopo ben quattro anni, di avere una madre. Prima avrei potuto sparire tranquillamente nel nulla e abbandonarlo per andare a convivere con un aitante amante ventenne senza creargli alcun trauma. Viveva per il papà. Io c’ero, ma non se ne era mai accorto.

Ora ho addirittura ripreso ad “allattare”. Non saltate sulla sedia: non parlo dell’allattamento vero e proprio, ma di un’attività di dama di compagnia che devo necessariamente attuare altrimenti non beve dal biberon. Il biberoooooooon? Come? Dai ancora il latte a tuo figlio con il biberon? Ma non ha piu’ di 4 anni? Effettivamente la cosa sciocca anche me, ma Alessandro è sopravvissuto fino ad ora nutrendosi quasi esclusivamente di latte e biscotti. Una bistecchina ogni tanto, qualche pennetta al pomodoro proprio nei giorni di festa, un pezzettino di pane giusto per farmi contenta. Ma non mangia. Non gli va… Nutrirsi per lui è un’attività inutile ed accessoria. E quindi sono costretta a dargli ancora il biberon se non voglio che muoia di fame. Ma ora vuole che lo “allatti”.

In sostanza devo sdraiarmi accanto a lui sul lettone, porgergli in una posizione scomodissima il mio braccio sinistro (il destro non va bene) perché deve accarezzarlo visto che è “liscissimo” e attendere pazientemente che termini di bere il latte. Durata dell’operazione: 10/15 minuti. Risultato per la mia schiena provata da numerosi acciacchi: devastante. Mi alzo puntualmente dal letto con il colpo della strega. Ma fino a lì pazienza, sopporto. Quello che mi fa davvero impazzire è il suo seguirmi in ogni dove. Non sono piu’ libera di farmi un bidet o defecare in santa pace: lui deve essere presente, sempre e in ogni luogo. Ha paura di andare in bagno da solo, vuole essere coccolato, baciato, seguito in ogni minima circostanza, non riesco piu’ a lavorare perché ogni volta che sono al telefono pretende di sapere con chi sto parlando e perché ( vi ricordo che sono una telelavoratrice e lavoro a percentuale. Non è proficuo avere un nanetto di 4 anni che ti strappa la cornetta di mano e pretende di spiegare al referente di un gruppo di 100 persone quanto costa una camera doppia o come si fa a raggiungere il centro storico di Roma dall’Aeroporto di Fiumicino).

Mi chiama seicentomilioni di volte al secondo. Quando era piccolo non vedevo l’ora che iniziasse a parlare per vivere l’emozione di sentirmi chiamare “mamma”. Ora questa parola mi fa venire l’orticaria.

Denunciatemi al Telefono Azzurro, toglietemi il saluto, inseritemi nella black list. Non mi offenderò. Capisco che questo mio sfogo è antipatico, che non è da mamma amorevole, che molte di voi mi giudicheranno per quello che sono: una mamma insofferente. Una merdaccia, insomma… E me lo merito, sicuramente, il disprezzo di mamme piu’ pazienti di me.Il fatto è che non sono abituata a questo appiccicume, e vi assicuro che sono la mamma piu’ affettuosa del mondo, che gioco in continuazione con mio figlio, che gli dedico ogni istante libero della mia vita da quando è nato, che lo bacio e lo abbraccio in continuazione. Perché questo è il mio carattere, perché sono molto carnale e adoro il contatto fisico con il mio splendido bambino. Lo adoro, come ogni altra mamma del pianeta… Ma a fare la cacca in sua compagnia non ci riesco proprio… Ho sopportato senza battere ciglio per oltre 3 anni il fatto che non dormisse mai, che non ubbidisse neanche sotto tortura, che non mangiasse neanche col sondino gastrico, che parlasse anche nel sonno, che distruggesse gli Swarowski a pallonate. Ma averlo sempre attaccato alle gonne mi distrugge il sistema nervoso. Qualcuno di voi ha qualche suggerimento da darmi? (Valeriana a fiumi e un tentativo di fuga in Patagonia già provati… Siate originali, per favore!)


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commenti

fiocco72 07/15/2008 13:15

L'ho ordinato, e forse riesco anche a risolvere il problema del pagamento con un bonifico, non vedo l'ora di leggere il libro...un abbraccio.

fiocco72 07/13/2008 21:22

Mi piacerebbe molto leggere il tuo libro, come faccio per comprarlo? Un abbraccio.

fiocco72 07/12/2008 18:18

Ciao cara, grazie della visita...Ho letto tutto quello che ha scritto la Kinsella e sono tutti libri ottimi anche quello che mi hai chiesto tu!! A differenza tua io sono sempre stata abituata ad avere i miei figli tra i piedi, se possiamo dire così, perchè sono stati entrambi mammoni, soprattutto l'ultimo, per loro il papà è un accessorio, sicuramente perchè io sono sempre stata più presente, ma diciamo che con il tempo crescono e si staccano e poi un pò mancano!!! Ma non vorrei che il tuo avesse avuto qualche problema, qualcosa che lo ha spaventato, qualcosa che hanno detto, io approfondirei con lui il problema cercando di spiegargli la situazione, magari ha paura di perderti o magari parlane con la pediatra...a rileggerci.

anonimo 07/12/2008 18:08

Più che la valeriana ti consiglio la tilia tomentosa...

anonimo 07/12/2008 17:29

Ho letto tutti e 3 i post del tuo nuovo blog... mi è venuta voglia di cimentarmi anch'io..io sono su dada..oltre che sul blog alfemminile...
Ciao...Franci Etna

Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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