Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
5 novembre 2012 1 05 /11 /novembre /2012 18:08

arcobaleno.png


Nel corso della mia scellerata vita è capitato che qualcuno mi dicesse che sono un soggetto difficile da decriptare, una tipa che non si capisce bene se c’è oppure se ci fa. Questo perché sarei  troppo modesta o, peggio ancora, sarei una falsa modesta. Partendo dal presupposto che la modestia è una dote che si acquisisce per diritto di nascita o, forse nel mio caso, è un qualcosa che la famiglia riesce a inculcarti, volente o nolente, difficilmente è possibile costruirla a tavolino né, tantomeno, ostentarla per un rendiconto personale. Quindi rispondo a tutti quelli che dovessero avere questo dubbio che no, non “ci faccio” affatto. Il discorso è un attimo più complesso.

Nella mia famiglia d’origine essere consapevole dei propri meriti era IL MALE ASSOLUTO. Quindi: testa bassa, non azzardarti mai, neppure per errore, a dire che sai fare bene qualcosa. Aspetta che siano gli altri a dirtelo. Come concetto non lo considero sbagliato, tant’è che cerco di trasmetterlo a mio figlio, un tipino che di deficienze ne accusa diverse, come tutti noi, ma non è davvero carente di autostima.

Quello che trovo concettualmente errato è la convinzione che un genitore non debba mai elogiare il proprio figlio e, se proprio deve farlo, mai in toni troppo entusiastici. Questo, perlomeno, era ciò che avveniva in casa mia. E la faccenda non è che mi regalasse poderose iniezioni di autostima.

Un piccolo esempio? Mio padre. Se gli portavo a casa un bell’ otto su un compito in classe, la sua risposta standard era: “Non potevi prendere nove?”

Se gli portavo un nove, replicava: “Ma non potevi prendere dieci?”

E se finalmente esibivo il mio bel dieci, era capace di dirmi: “Brava, capocciò. Hai fatto il tuo dovere, ma non potevi prendere undici?”

“Papà, l’undici non esiste.”

“Dettagli…”

Poi, magari, ascoltando una conversazione di straforo, sentivo i miei vantarsi (ma sempre in modo discreto  eh! Perché non bisogna mai e poi mai elogiare i propri figli, pena l’autocombustione spontanea) di quanto fossi diligente a scuola oppure brillante, originale, disinvolta ed estroversa nei rapporti interpersonali. Allora perché non me lo dicevano quasi mai? Per ottemperare alla preistorica regola de “i figli si baciano solo mentre dormono?”. Ora non voglio dipingerveli come due genitori insensibili e incapaci di donare affetto, perché a modo loro sono riusciti comunque a dispensarmene un bel po’. Magari dispersa fra le righe, magari non sempre quando e come avrei voluto, magari tramite messaggi in codice, magari mascherata da scappellotto, però la tenerezza non mi è mancata.  

Probabilmente quella troppo esigente ero io, che continuavo a spingermi oltre i miei limiti pur di compiacerli, ma senza per questo ottenere mai un entusiastico: “Brava! Sono davvero orgoglioso/a di te!”. Io ero moderatamente consapevole delle mie qualità però anche assetata di conferme, come qualsiasi neonato/bambino/adolescente e anche, perché no, adulto che si rispetti. L’autostima si alimenta dei giudizi positivi degli altri, mi duole ammetterlo però è (quasi) sempre così.

No, a parere dei miei, io dovevo essere modesta di default, ringraziare educatamente il latore del complimento e poi schernirmi. Sempre. Perché quell’apprezzamento me lo meritavo, ma non era davvero il caso compiacersene. Nella vita bisogna essere sempre modesti. Sempre.  

Non si accorgevano, però, che io la mia bella porzione di modestia ce l’avevo già fin dalla nascita, non era affatto necessario rinforzare la dose. Non era necessario a chi mi rivolgeva quel complimento (perché alla fine, davvero, si chiedeva: ma questa c’è, oppure ce fa?”) e soprattutto non era necessario alla mia autostima, che aveva già subito diversi tentativi di omicidio da quella parte di me che mi portava a imbarazzarmi violentemente quando qualcuno mi riconosceva un merito.

La modestia ha ucciso per un lungo periodo la mia autostima; non dico totalmente, ma per un ricco 50% sì. Per il resto, ci hanno pensato i miei genitori a darle il colpo di grazia. Ma poi, visto che invecchiando o si matura o si rincretinisce, ho imparato a dosare meglio la mia umiltà, a rivalutare un po’ la mia autostima e a mixare tutto in dosi grossomodo equilibrate. Ecco perché oggi la mia autostima e la modestia vanno più o meno serenamente a braccetto. Diciamo che ho la tendenza a dimenticare ciò che mi riesce meglio. Non lo faccio apposta, spesso me lo dimentico e basta.

Il risultato è che gioisco per qualsiasi commento/recensione/riflessione positiva su ciò che partorisco e ringrazio con sincero stupore chiunque mi faccia un complimento anche se so (ed eccola qual è la novità rispetto a quando ero una bambina sempre in cerca di conferme ) che me lo merito. Lo so in un modo che qualcuno giudicherebbe “sottotono” oppure “falsamente modesto”, ma francamente me ne frego, e pure parecchio. Io sono così. La mia tendenza istintiva (o indotta dai miei genitori, questo non posso saperlo perché mica faccio la psicologa) a schernirmi o sottovalutarmi non spegne i miei desideri, casomai li alimenta. Non mi rende falsa, ma poco incline all’autocelebrazione.  

Il punto è che ciascuno di noi sa fare bene delle cose naturalmente, senza averle in qualche modo conquistate. Saper disegnare, ad esempio, o riuscire a strappare un sorriso. Saper costruire frasi di senso più o meno compiuto, per dirne un’altra, oppure piantare alla meglio e peggio un rametto e, dopo qualche giorno, al suo posto ritrovare un rigoglioso baobab. Queste sono tutte cose che in qualche modo ho sempre saputo fare, le respiro dalla nascita. Ecco perché mi dimentico di possedere certe qualità, ed ecco perché mi stupisco quando qualcuno mi fa notare che alcune cose mi riescono bene.

La differenza fra uno che soffre di un eccesso di autostima e uno che invece possiede semplicemente autostima è proprio questa: il primo non dimentica mai i suoi meriti e non perde occasione per ricordarli anche a te, il secondo li respira naturalmente. Ci convive così come farebbe con il colore dei suoi capelli o dei suoi occhi. Se poi, putacaso, quegli occhi sono di un rarissimo colore viola e i capelli rosso tiziano naturalmente mesciato con tutte le sfumature delle castagne mature per carità, ben venga! Ma non è che il possessore di tali meraviglie può fracassare perennemente l’anima al prossimo con lo sfoggio delle sue beltà. Non serve. Gli altri se ne accorgono comunque, a patto di possedere un apparato visivo. Quella non è autostima; è rompere i coglioni all'umanità. Il che, a occhio e croce, non è mai cosa buona e giusta.  

Chiamatela modestia, o umiltà, o come meglio vi aggrada. Fate vobis. Il fatto è che ridimensionare le mie abilità nella misura che io reputo giusta (ognuno ha la sua, ovviamente, poi errori nei dosaggi li commettono persino i medici con i farmaci salvavita, figuriamoci se non posso farne io) non mi tarpa le ali, piuttosto le affina facendomi volare più in alto. La modestia non è invischiata di ipocrisia, ma di assennato realismo. Insaporisce tutto ciò che faccio e mi fa sognare decisamente più della vanagloria.

Essere umili non significa non coltivare aspirazioni o progetti, equivale semplicemente all’essere grati con tutto il cuore a chiunque ti dica che sai fare qualcosa di utile, buono, intelligente e stupirsene sempre, anche se quel complimento è già la milionesima volta che te lo fanno. Quando qualcuno mi riconosce un merito per me è sempre una gioia che mi sorprende in modo positivo e pulito. Poi ( molto poi ) mi “ricordo” che magari quella cosa la so fare sul serio, altrimenti nessuno direbbe che mi riesce bene. O no?

Magari è semplicistica come analisi, ma è questo il mio rapporto con l’autostima. Forse qualcuno continuerà a pensare che “ci faccio” visto che ho arditamente dichiarato di essere modesta, il che nell’immaginario collettivo corrisponde a non esserlo affatto. Pazienza, correrò il rischio; soprattutto negli ultimi tempi ne ho affrontati diversi e decisamente più pericolosi di questo.

Questo post partecipa al blogstorming autostima

PS: La mia esperienza di autostima come mamma? Completamente stroncata dal fastidioso contorno di parenti/amici/vicini di casa/semplici curiosi perché non riuscivo a gestire bene un figlio piuttosto “complicato”, ma queste simpatiche canaglie sono riuscite ad annientarmi per un periodo di tempo tutto sommato breve. Pian piano mi sono resa conto che del loro giudizio potevo anche allegramente fregarmene e che, come diceva Donald Woods Winnicott (pace all’anima sua) potevo accontentarmi di essere “una mamma sufficientemente buona” e sarei vissuta per sempre felice e contenta. Così faccio, più o meno. Qualche comprensibile ricaduta ce l’ho, perché non esiste al mondo condizione capace di minare l’autostima più dell’essere genitore.  

Condividi post

Repost 0

commenti

Marzia 11/07/2012 21:20

Questo mese di discorsi sull'autostima mi farà davvero bene, mi ritrovo nelle tue parole, del resto siamo nate a 2 gg di distanza quindi la generazione è quella. I miei genitori più che altro hanno
sempre considerato tutto come dovuto, studiare e non chiedere troppo. Mai qualche slancio, un "ben fatto", insomma avrebbe aiutato.
Poi il lavoro e la vita mi ha aiutato a comprendere alcuni miei talenti ma scoprirli prima forse avrebbe giovato alla mia autostima.
Essere madre poi ha sconvolto tutti i miei schemi, ma prima o poi metterò insieme i pezzi, perché adesso mi stimo abbastanza e ho infinita fiducia nel mio bambino (e cerco di dirglielo spesso).

la staccata 11/06/2012 17:04

Anche tuo padre era in buona fede convinto che esistesse il voto 11 a scuola? :-D
Lieta che ti sia piaciuto, passerò da te per leggere le tue riflessioni sull'argomento.

starsdancer 11/06/2012 16:54

Questo post l'avrei potuto scrivere io paro paro, la storia dei voti a scuola è identica, quando prendevo il massimo avevo fatto il mio dovere :)
mi piace tantissimo e mi hai dato spunti per riflettere sulla mia autostima :)

la staccata 11/06/2012 16:01

@eroLucy: sì, sono d'accordo con te. Spesso un apparente eccesso di autostima è indice di profonda insicurezza e sì, ovviamente tutti ci interroghiamo sul nostro io più profondo. Ma ti assicuro che
un paio di soggetti vanagloriosi DOC, capaci di far impallidire pure il più spocchioso dei fanatici di se stessi, le ho incontrati. Sono così spaventosamente convinti di costituire il centro del
mondo da rasentare la follia.

@loredana: sì, probabilmente come diceva anche Lucy, quella di soffocare l'autostima dei propri figli dev'essere una tara generazionale. Ora, al contrario, avverto una tendenza diametralmente
opposta... ma quanto è difficile nella vita mantenersi in equilibro, porca di quella miseria!

loredana 11/05/2012 22:12

d'accordo su tutta la linea: sarà la generazione?

Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
  • Contatti

Sneakers o tacco 12? Scegli il tuo banner!

Mamma staccata

Copia/Incolla il codice nel tuo sito:

mamma taccata

Copia/Incolla il codice nel tuo sito:

Bogo Approved Blog

bogo approved blog   

Archivio

I miei libri

More about Enciclopedia degli scrittori inesistenti More about Le mamme non mettono mai i tacchi More about Aggiungi un porco a favola More about Tris di risate More about Se mi lasci non male More about Hai voluto la carrozzina?