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26 febbraio 2011 6 26 /02 /febbraio /2011 08:54


LADY OSCAR



Quando ho affacciato per la prima volta il muso in questa valle di lacrime, il tizio che mi ha dato il cognome ha avuto uno shock anafilattico: il buon padre voleva un maschietto ma, ahimè, sono nata io.

Lievemente sollevato dalla maschia certezza che il frutto dei suoi lombi fosse proprio suo (io e papà siamo fotocopiati), ma ancora contrariato dal fatto che il suo clone non avesse il pisello, quattro anni dopo nasce mia sorella…

"Oddio! Femmina pure questa!” ha esclamato, mentre infilava di malagrazia una veretta di diamanti al dito di mia madre per ricompensarla delle sue fatiche. Di malagrazia perché, nonostante avesse appena affrontato un parto particolarmente difficile, non aveva fatto il suo dovere. E sì, quarant’anni fa i padri, orfani di ecografia, potevano ancora godere dell’effetto Ovetto Kinder. E  infartuare senza troppe remore, se la sorpresina non era di loro gradimento.

Intendiamoci: mio padre ci adora, ma non ha mai superato del tutto la sindrome dell’erede maschio. Ci ha cresciuto come il papà di Lady Oscar, uniforme da Capitano della Guardia Reale Francese inclusa. Ci portava a caccia, a pesca, a sciare a scapicollo sulle piste nere, a calcetto. Oggi sono in grado di infilare un’esca all'amo senza dare di stomaco o di centrare un barattolo di pelati come il più abile dei cecchini. Dovete fare le tracce su un muro per un nuovo collegamento elettrico? Contattatemi con fiducia: male e peggio alla mano, sarò da voi in pochi minuti inguainata in una tutaccia da capomastro. Prezzi modici ai frequentatori abituali di questo blog.

Papà è un brav’uomo, ma è fermo all’età della pietra. Immobile, più che fermo. Pietrificato, appunto. Voleva un maschio, è vero, ma quando le sue due figlie femmine si comportano “da maschi”  andando a lavorare, tanto per dirne una, sfarfalla totalmente. Fare “i maschi” non è consentito, se non hai il pisello.

Nel suo repertorio rientrano senza pudore frasi agghiaccianti spesso mixate nello stesso discorso in modo così incoerente che mi verrebbe voglia di stenderlo a bottigliate. Così, è in grado di affermare che  “L’Italia va a rotoli perché le donne adesso lavorano tutte”e due secondi dopo dire: “Che vuoi che sia se una donna va a lavorare incinta di otto mesi, oppure se rientra in ufficio tre mesi dopo che è nato il marmocchio? Mia nonna Zena, pace all’anima sua, andava a lavorare nei campi due giorni dopo aver partorito.”

La mia bisnonna, pace all’anima sua, disponeva di uno stuolo di cognate, sorelle, vicine di casolare e/o semplici passanti che si occupavano dei pargoli mentre lei lavorava nei campi. La società matriarcale oggi sarà anche un modello preistorico, ma comportava i suoi porci vantaggi. La mia bisnonna ne ha sfornati dieci di figli, e non ho idea di quanti ne abbia tirati su realmente. Dubito persino che ricordasse tutti i loro nomi. Ma questi sono dettagli, per il mio illuminato genitore: all’epoca lavorare era un bisogno. Oggi, invece, lavorare è uno sfizio. Il fatto che senza due stipendi a fine mese ti tolgono la casa è una quisquiglia di scarsissima rilevanza…

Ora. Papà io ti adoro. Ti ringrazio per avermi insegnato come si piastrella un pavimento o come si guida un trattore, ti ringrazio per tutti i baci che mi hai dato fra un colpo di fioretto e l’altro, per avermi regalato la vita, per esserci sempre stato in modo affettuosissimo. Anche se tutto quello che ho scritto finora depone mortalmente a tuo sfavore, tu sei un uomo estremamente affettuoso. Su certe questioni svalvoli in modo inquietante, ma sei comunque un buon papà, anche se non mi hai mai cambiato un pannolino perché quella è roba da donne.

Ti supplico: tu che sei tanto abile nei lavoretti di bricolage, trovalo un sistema per aggiustare quella sciagurata macchina del tempo e schiaccia il tasto per proiettarti nell’attuale millennio. Sei anacronistico, sei irritante, sei misogino, sei obsoleto, sei un dannato capoccione fermo all’età della pietra, ma comunque ti amo tanto.

Però, giusto per precauzione, stai ben lontano da mio figlio quando spari certe minchiate. Anche lui ti assomiglia come una goccia d’acqua e, a differenza di me, ovviamente il pisello ce l’ha. Di cavernicolo in famiglia ne basta uno, grazie. Non andiamo a sfrugugliare pericolosamente la genetica, se no un domani glielo spieghi tu a mia nuora perché Superboy non vuole cambiare i pannolini.

PS Per tutte le “femmine” che dovessero passare di qui: insultate pure il tipo che mi ha donato la vita, se ne avvertite la necessità. Lo capisco, avete tutta la mia comprensione. Ma ricordatevi anche che quel troglodita è pur sempre il mio papà, quindi siate delicate. Grazie!


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commenti

angeliss 03/02/2011 12:20

che simpatico papà

lastthelost 03/01/2011 16:03

Mio padre che smaniava per una seconda femmina ,ha avuto invece 5 maschi.Non è colpa di tuo padre se ha questa mentalità !!!Ormai fa parte di sè.

ilmaredentrome 03/01/2011 08:22

mio marito voleva tanto un maschietto ma, ahimè, sono nate DUE femmine!!!
malgrado un'iniziale reticenza, ormai non ci pensa più, è stato un soffio delle prime ecografie....


Ed hai ragione tu, un tempo le donne erano più aiutate, o per lo meno, erano circondate da mamme, zie, cugine, nonne ben disposte a trascorrere pomeriggi con nipotini. Ora tutti sperano di non aver rogne e di riuscire a partire per luoghi esotici prima di ricevere qualche richiesta incomoda da qualche puerpera sull'orlo di una crisi isterica!!!!

Si cambia. e come si cambia.


Ary72 02/28/2011 21:50

Sarà anche misogino e retrogrado, ma descritto da te, il tuo papà mi ispira simpatia!

elipiccottero 02/28/2011 09:54

Mio padre voleva un maschio per perpetuare il cognome, e al secondo tentativo l'ha pure avuto... però ha fatto molte più cose con me, e sono indubbiamente io la sua preferita! Misteri della paternità...

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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