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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 22:28
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Per chi, come me, ha iniziato a lavorare immediatamente dopo aver conseguito il diploma l’ultima estate cazzeggiona, leggera e sregolata probabilmente è ferma all’epoca dei suoi diciotto anni o giù di lì.
Io ho sostenuto gli orali dell’esame di maturità il 14 luglio del 1989 (il fatto che fosse il bicentenario della presa della Bastiglia spiega ciò che leggerete di seguito).
Studentessa brillante (ma non secchiona), candidata almeno ai 58/60, ho portato a casa uno striminzito 46/60, per cause che sto ancora cercando di appurare. Una che prende 9 allo scritto di italiano e 8 in quello di ragioneria dovrebbe matematicamente accaparrare un voto superiore di almeno 10 punti, ma effettivamente non ho dimostrato grande maturità. Forse è per questo che mi hanno segato le gambe.
Dopo aver partorito due scritti di tutto rispetto, quindici giorni prima degli orali ho dato letteralmente di matto. Forse per colpa del troppo studio, forse perché mi atterriva l’idea di “diventare grande”, forse perché dopo cinque anni ho realizzato che l’Istituto Tecnico Commerciale mi faceva cagare oltremisura (io volevo frequentare il Liceo Artistico, ma il mio sensibile padre apostrofò la mia timida richiesta con un caustico: “L’artisticooooooo? E che te metti a fa’? La madonnara per strada?” ) ma l’idea di presentarmi davanti alla commissione d’esame mi ha mandato fuori di testa. Perché, poi, visto che ero preparatissima?
Mi alzavo alle 4 del mattino e, in mutande, iniziavo a macinare chilometri avanti e indietro sul balcone blaterando frasi sconnesse sul genere: “Don Abbondio, maledetto te, dimmi dove stratacacchio hai nascosto il tomo sulla partita doppia che devo ripassare il bilancio di Stato. Vigliacco, lo so che ce l’hai tu…Ti ho visto con un libro in mano. Tenevi pure il segno con il dito. Bastardo! Ora che cacchio le racconto a quella  di Ragioneria?” Fra parentesi, io all’orale portavo Italiano e Scienza delle Finanze. Ciò vi spiega quanto fosse irrecuperabile lo sbrocco.
L’estate del mio diploma è stata in assoluto la più allucinante della mia vita. Ho preteso di sostenere l’esame a porte chiuse, ho balbettato come una seienne impaurita nozioni che conoscevo fin dalla più tenera età, ho esitato persino di fronte alla domanda: “Che tipo di romanzo è I promessi Sposi?” .
Silenzio.
“Insomma, signorina… E’ un giallo, un thriller, una fiction forse?”
“Ehmmmm…Un romanzo storico?”
“Alleluja!!!”
Ancora oggi il mio incubo più ricorrente è proprio l’orale della maturità. Se penso che ho sostenuto quello di terza media mentre mangiavo il gelato (giuro su mio figlio che non sto scherzando) e che, prima che la commissione mi assegnasse un meritassimo “ottimo”, i professori si sono alzati in piedi e hanno applaudito, singhiozzo come mio marito davanti al finale di Rambo.  
Il mio miserando voto, però, non mi ha certamente precluso la possibilità di trovare un’occupazione. Alcuni miei ex compagni di classe, diplomati con il massimo dei voti e pluri laureati con bacio accademico, mi risulta che stiano ancora cercando lavoro. Io il 22 luglio (giorno del mio compleanno, fra parentesi) facevo già praticantato presso un commercialista. Eh sì, La Staccata è una ragioniera. O raggioniera, come si dice nel mio paesello. Ora non tirate fuori dal cilindro l’ormai preistorica battuta: “Tu? Ragioniera tu? Ma se non hai mai ragionato in vita tua!” perché è soltanto un gradino sotto alle boutade da avanspettacolo.
Passiamo oltre.
Per motivi che ora non vi sto a specificare (troppo complessi, non posso pretendere che con questo caldo riusciate a sciropparveli senza tirare le cuoia) ho sempre goduto di pochissimi giorni di ferie l’anno.
Le cose, neanche a dirlo, si sono complicate da quando sono diventata mamma. Il dramma delle vacanze mammesche è noto a tutte, ed è stato circoscritto dall'illuminante termine “cacanze”, coniato da una blogger strafamosa della quale non riesco assolutamente a ricordare il nome. Augurandomi che non me ne voglia, le rammento che le generalità di chi ha sfornato le più geniali invenzioni nella storia dell’umanità rimangono sconosciute ai più.
Le “cacanze”, però, non durano all’infinito. Il trucco consiste nell’avere un figlio che cresce, e il mio è cresciuto, viva Dio. Quest’anno, mentre eravamo in Calabria, ci siamo dimenticati l’una dell’altro. Io mi rilassavo assieme a Papy sulla spiaggia mentre lui, integrato in un ristretto branco di ingegneri in erba, progettava tutto il giorno aeroporti di sabbia, uno dei quali pure low cost ( non chiedetemi cosa sia un aeroporto a basso costo, la risposta potrebbe scioccarvi ), senza curarsi se per caso io e suo padre fossimo morti per l’attacco di uno squalo. Sì, vabbe’, lo squalo calabro non è una specie diffusissima, ma qualche spaurito esemplare di grande bianco avrebbe potuto anche sciacquettarsi le pinne in quel di Cosenza, no?
Della nuova indipendenza di mio figlio me ne faccio comunque un cruccio, intendiamoci. Sono una mamma perfettamente normale, fidatevi: anch’io, pure se mio figlio è alto ormai quasi quanto me, me lo vedo ancora davanti con il pannolino e le gambette paffute infilate nel girello.
Anch’io, nell’intimità delle mura domestiche, lo chiamo ancora con virili appellativi come “Lilli” o “Fiorellino”. Anch’io soffro da quando ho realizzato che non rappresento più il fulcro del suo universo. Soffro, da matti, ma non in estate. Non questa estate, soprattutto. E’ un’estate particolare, questa: leggera, sostenibile e pure sregolata.
Leggera perché sono riuscita finalmente miracolosamente a ritagliarmi ben tre mesi di ferie. Come? E’ molto semplice: mandando a morire ammazzati una serie di impegni a dir poco improduttivi che mi stavano massacrano. La misura era stracolma e poi, diciamolo: di problemi ne ho da vendere, come tutti, ma nella lista non è incluso l’incubo del mutuo sul groppone. Con qualche accortezza posso permettermi il lusso di non lavorare per un po’. Non parlo di anni, naturalmente, ma tre mesi ci stanno tutti.
Sostenibile perché con tanto tempo a disposizione dopo secoli di vacanze frammentarie, faticose e stressanti, questi tre mesi estivi di assoluta libertà dall’enorme problema “e adesso dove colloco il pupo?” mi sembrano l’Eden.   
Sregolata perché mi va così. E la sregolatezza la sto applicando anche con mio figlio: per il momento non lo assillo con i compiti per le vacanze, non lo torturo con i consueti precetti, lascio che rimanga alzato fino a tarda notte e che al mattino si svegli alle 10:00, se gli va. E’ vacanza anche per lui, e regalargli un po’ di (insana?) libertà mi rende felice e a dirvela tutta semplifica la vita anche a me. Niente orari precisi, niente occhiate continue e angosciate all’orologio, niente “questo lo devi fare subito, ora e adesso perché se no facciamo tardi”, niente “finiscila Superboy, fila subito a letto che la mamma è stanca”.
Io quest’estate non sono stanca, no. Stanca di cosa? Di occuparmi semplicemente di mio figlio, di mio marito e della casa? Dovrei essere stanca di aggiornare il blog? Di cazzeggiare su Facebook? Di fare la spesa, cucinare, lavare, stendere, stirare e ammirare? Quello lo faccio da una vita, in certi periodi anche lavorando dieci ore al giorno. No. Mi sento piena di energie, e soprattutto piena di tempo. Ed è una sensazione impagabile, mai assaporata prima.
La mia estate si è alleggerita anche grazie a una gradevole botta di gioventù ( o un temporaneo rincoglionimento tardo adolescenziale, fate vobis ) gentilmente offerto da una recente vacanza in Calabria. I particolari li leggete qui:  Una vacanza taccata.
Mai, come quest’anno, avevo bisogno di scollarmi di dosso problemi, preoccupazioni, ansie e un’interminabile serie di sfighe e tragedie che mi affliggono dall’inizio del 2008. Mai, come quest’estate, ho riscoperto la leggerezza del non dover pensare troppo complicato. Il che mi consente anche di concentrarmi su qualcosa di estremamente futile, come la mia femminilità. Ciò non toglie nulla al mio essere mamma, anzi. Casomai aggiunge un plusvalore. Mio figlio dice che sono diventata più bella. Oddio, ha espresso il concetto a modo suo, però l’ha fatto:  
“Mamma?! Ti sei tagliata i capelli, ti sei messa a dieta, fai ginnastica tutti i giorni, mo’ te metti pure i tacchi… Ma che t’è presa? La crisi di mezza età?”
Non lo so, figlio mio. Può anche darsi, sono già sufficientemente vecchia per stupirmi ancora di qualcosa. Forse è merito di quest’estate insolita, ma io sto bene, tesoro. Benissimo. Bene così come non mi sentivo da una vita. E’ la prima volta che non mi spaventa affatto dover riempire un’estate. E’ già piena così: di insolite novità, di leggerezza e di un’insperata  tranquillità.
Soprattutto è vuota di quel senso del dovere che mi appesantiva da secoli. Se alla mamma non vanno in vacca un paio di ideuzze per Settembre, e soprattutto se Dio è finalmente disposto a strizzarle un occhio, le nostre prossime estati saranno tutte così. Io non ci credo granché, ma tu nel dubbio giungi le manine e dì una preghierina per me. Chissà, magari Il Principale a te darà retta.
Questo post partecipa al  Blogstorming per il tema del mese “L’insostenibile leggerezza dell’estate”.    
E mo’ ve vojo, Silvia e Serena di Genitori Crescono, a ciucciarvi ‘sto mattoncino! Già che ci sono, dico a Superboy di pregare anche per voi.       
 

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commenti

Alice 08/09/2012 15:04

E' bello leggere un post e ritrovarsi nei racconti degli altri. Sono ragioniera anch'io, delusa dal voto della maturità, ma col senno di poi, meglio così che magari con un voto più alto finivo a
lavorare in banca.
Ho anche due adolescenti che mi infliggono stoccate impietose. Ci ho appena scritto un post.
Mi manca invece il tuo senso di leggerezza al momento. Ma sento invece la voglia impellente di trovarla questa leggerezza, complice una situazione lavorativa in bilico che voglio interpretare come
un'opportunità di cambiamento agognato da tempo.
Bella la tua leggerezza. La sento soffiare fin qua.

mela 07/24/2012 12:59

Grande Staccata! Ti seguo sempre ma non avevo mai commentato ma questo post mi ridà speranza per il futuro, un futuro fatto di vacanze "leggere" passate a guardare la Peste che costruisce castelli
in autonomia e possibilmente non sulla mia pancia :)
Apparte scherzi quella che descrivi è proprio la mia idea di vacanza! Goditela!

mammainSE 07/21/2012 23:55

scusa ma proprio non ho saputo resistere....http://comesenonbastasse.blogspot.co.uk/2012/07/la-cacanza-tra-vasino-e-sondino.html

destinazioneestero 07/21/2012 09:28

La maturità non me la dovevi proprio ricordare! Stessa tua esperienza col voto, però con la differenza che non mi ricordo un blocco del genere all'orale. L'unica cosa che mi ha sempre consolato è
che le mie compagne che erano riuscite a portare a casa un 60 non hanno concluso granché dal punto di vista lavorativo. Anche la mia estate sarà molto sregolata, ma per ora non voglio anticipare
nulla...

Marzia 07/20/2012 19:01

Il ricordo della maturità mi atterrisce ancora, stesso tuo anno e stesso voto finale (!), una commissione di pazzi che avrebbero preferito partire per la guerra che stare a giudicare noi. Mi sono
ripresa solo dopo il voto di laurea, non mi hanno più fregato!
Da quella estate in effetti anch'io non ho più avuto vacanze lunghe se escludiamo i 2 mesi di maternità pre-parto ... ma in inverno e con la panza non e' che fosse il massimo. Hai fatto bene a
prenderti questa pausa, farà bene anche a Superboy, si sente davvero dalle tue parole quanto il tempo sia il bene più prezioso!
Tra qualche giorno diventeremo entrambe più vecchie ma quest'anno con i tacchi e la linea perfetta chi ti ferma?!

Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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