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31 ottobre 2012 3 31 /10 /ottobre /2012 15:29

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Negli ultimi tempi mi è capitato di parlare spesso con delle amiche di un problemino che ha avuto mio figlio quando era molto piccolo, è per questo che ho pensato di scriverci su un post.  

Tutti i genitori che, come me, hanno vissuto o vivono il momento della pappa come un incubo, potrebbero trovare queste righe piuttosto interessanti. Non parlo di episodi di breve durata: un lieve malessere, un mal di pancia, i dentini che spuntano, sono tutte cause che portano i nostri bimbi a serrare le mascelle. Parlo di un problema costante, di quando un bambino appare addirittura disgustato da cibi come il gelato o la pizza. Non mangia un tubo, per essere più sintetici.


Superboy è stato sempre un bimbo d’ottimo appetito fino al suo sesto mese di vita. Una volta avviato lo svezzamento, sono cominciati i guai. Non c’era verso di convincerlo a mangiare: impiegavo anche un’ora per fargli ingoiare due cucchiaiate di pappa. È vissuto quasi esclusivamente di latte e biscotti fino all’età di due anni e tre mesi, i cibi solidi sembravano nausearlo.


Era sempre sovraeccitato, giorno e notte. Nottate in bianco, camomilla a litri per farlo calmare; ho passato mesi a cullarlo, sono impazzita nel cercare di capire cosa avesse. Quando mi sono accorta che le feci avevano una consistenza strana, un odore disgustoso e che ritrovavo il poco cibo che mangiava quasi integro nel pannolino, ho chiesto al suo medico curante quale esami fosse necessario eseguire.

La pediatra tendeva a minimizzare: «È normale che alcuni bambini non mangino, non lo sa signora? E poi, guardi come cresce! Di che cosa si preoccupa? Il latte è un alimento completo!». ( Sì, vabbe’). Nonostante la sua avversione cronica per il cibo, effettivamente Alessandro cresceva regolarmente, superando addirittura il novantesimo percentile d’altezza. Era lievemente sotto peso, ma nulla di allarmante. L’altro fattore curioso era che i sintomi si manifestavano ad intermittenza. C’erano brevi periodi in cui riprendeva a mangiare qualcosa, l’umore migliorava sensibilmente, dormiva un po’ di più; ma poi ricominciava tutto da capo.

  

Distrutta dalle notti in bianco e da una situazione che sembrava sfuggirmi di mano, ho cambiato medico. La prima volta che ho messo piede nello studio del nuovo pediatra, mi ha ascoltata attentamente. Non mi ha guardato con sufficienza, non ha pensato che fossi pazza, non ha potuto che darmi ragione sul fatto che un bambino di due anni non può vivere di solo latte. Ogni tanto una bistecchina dovrà pur mangiarla.

La professionalità di un pediatra si riconosce dalla qualità e dalla quantità di tempo che è disposto a concedere. Il nuovo pediatra ha fatto di più per mio figlio in ventiquattro ore di quanto non abbia fatto l’altra in ventiquattro mesi. Mi ha prescritto diverse analisi: esame delle urine, del sangue, un tampone orofaringeo. Tutto negativo.

 

Mi ha consigliato quindi di rivolgermi ad una gastroenterologa e, dopo un esame specifico delle feci, ho scoperto che Alessandro era affetto da giardia. Si tratta di una banale infezione parassitaria, ma responsabile di disturbi così tipici che la pediatra che lo ha avuto in cura per oltre due anni avrebbe dovuto almeno ipotizzare quale fosse il problema. La gastroenterologa lo ha guarito con un antibiotico e una cura a base di fermenti lattici. Dopo una settimana stava già meglio. Nulla di trascendentale, fortunatamente non ha contratto la giardia nella sua forma più grave, ma prima di riprendere a mangiare come si deve sono trascorsi almeno altri due anni. A distanza di un mese dal termine della cura, Alessandro aveva acquistato novecento grammi di peso e tre centimetri d’altezza. Un record, poiché un accrescimento del genere è tipico di un neonato e non di un bambino di oltre due anni.


Per colpa di una incompetente, quindi, ho perso oltre due anni di sonno, non considerando tutti i disagi che ha dovuto sopportare mio figlio senza motivo. Un esame approfondito e uno sciroppo sono bastati a fargli riacquistare salute e serenità.

La gastroenterologa mi ha spiegato che è una malattia piuttosto frequente nei bambini e che è complicato diagnosticarla perché è spesso asintomatica. In assenza di sintomi evidenti è quindi difficilissimo accorgersene. Tuttavia, quando i disturbi ci sono è semplice riconoscerli: includono diarrea acquosa maleodorante, crampi addominali, flatulenza, eruttazione, nausea intermittente e dolore al pancino. Possono essere presenti febbre bassa, brividi e cefalea. Il malassorbimento dei grassi e degli zuccheri possono portare ad una significativa perdita di peso nei casi più gravi. Sangue e muco non sono di solito presenti nelle feci, mentre pezzi di cibo non digerito sono un segnale piuttosto evidente. Una quasi totale inappetenza e una certa irritabilità completano il quadro.

 

La giardia non è facilmente trasmissibile; il contagio avviene solitamente bevendo acqua infetta, ma può essere contratta anche per via oro-fecale. Ciò significa che quando un bimbo gioca in un giardinetto dove un cane ha fatto i suoi bisogni e poi porta le manine alla bocca può contrarre la giardia. Trasmetterla ad altri bambini è piuttosto complicato, perché accade soltanto maneggiando le feci del bimbo infetto. Considerando la creatività dei piccoli nel giocare con le cose più schifose, è in ogni caso consigliabile tenere il vasino di un bambino malato lontano dalle grinfie dei suoi amichetti.

 

È una malattia recidiva, e chi è predisposto può continuare a contrarla per anni, fino a quando il suo intestino non matura abbastanza per riuscire a combatterla senza farmaci. Una bella scocciatura, ma in confronto a tante malattie orribili è veramente una cosa da poco. A patto di riuscire a scovare un pediatra che sia in grado di prendere una penna in mano per scrivere una ricetta e che sappia, naturalmente, quale farmaco deve prendere un bimbo affetto da giardia. Sembra semplice, ma non tutti i medici sono in grado di svolgere un’operazione così rudimentale. Questo perché prima di prestare giuramento ad Ippocrate bisognerebbe possedere un minimo di vocazione, invece di scegliere a caso una facoltà universitaria, magari perché durante l’adolescenza si è rimasti affascinati dagli episodi di ER.

 

Ricordo ancora con tenerezza il giorno in cui mi sono imbarcata per raggiungere il cuore di Roma. Soltanto lì c’era un laboratorio in grado di diagnosticare in modo preciso questa patologia, non tutti i centri analisi sono in grado di farlo. Ho impiegato quasi due ore di viaggio fra autobus, metropolitana e di nuovo autobus. Appesa al collo, avevo una borsina termica che custodiva 3 cacche di Superboy congelate, più una appena sfornata. Ovviamente nessuno poteva indovinare cosa ci fosse in quella borsa, però io vivevo la curiosa sensazione che lo sapessero tutti. Mi sono sentita un po’ come quei camion che trasportano carichi eccezionali; qualsiasi automobilista non si azzarda ad avvicinarsi più di tanto, soprattutto se quei TIR a bordo hanno liquidi esplosivi. Ero imbarazzata, sì. Ma pur di scoprire cosa accidente avesse mio figlio quelle quattro cacche me le sarei piazzate con nonchalance sul bavero del cappotto a mo’ di spilla, se necessario.

 

NB: I motivi dell’inappetenza sono molteplici, e non sta naturalmente a me stabilirli: soltanto uno specialista può diagnosticare se esiste una patologia a fonte del problema. Vi giro queste informazioni pregandovi di considerarle semplicemente come una delle tante cause che possono portare i bambini a serrare le mascelle. Non precipitatevi a trasportare cacche al primo laboratorio di analisi, a meno che a suggerirvi di farlo non sia il vostro pediatra. Né, per carità di Dio, azzardatevi a usarle per ornare i vostri cappotti.

 

 

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commenti

la staccata 11/06/2012 08:39

La spilla-cacca dovrò brevettarla. Un autentico must have :-D Grazie a te per esserti affacciata da queste parti

Bea 10/31/2012 15:50

Ahah la spilla-cacca resterà nella storia!
Ho letto con molto interesse. Avendo un bambino di quasi due anni che non dorme e non mangia. Certo ogni caso è diverso e non mi sembra che mio figlio presenti altri sintomi...
Ad ogni modo trovo la tua testimonianza molto utile, grazie per avercelo raccontato :)

Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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