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13 dicembre 2012 4 13 /12 /dicembre /2012 19:05

like-copia-1

I “like” piazzati ad minchiam su Facebook mi fanno sbroccare. Assomigliano a quei complimenti lanciati ad ampio spettro dalle donnucole che incontri in occasioni ufficiali come battesimi, matrimoni, barniz ba, recite scolastiche e, alla bisogna, funerali.

Gli ultimi anni ti sono stati amici così come un pachiderma a digiuno potrebbe esserlo di un barile di arachidi piazzato sotto la proboscide? Hai accumulato substrati di grasso superfluo perdendo contestualmente  il 75% dei capelli in dotazione alla nascita? Sfoggi rughe da settantenne quando sfiori a malapena la quarantina? Il tempo di scendere dalla macchina e poggiare non dico due, ma un solo un piede sull’asfalto, che subito vieni sommersa da complimenti attendibili come la teoria dei Maya sull’imminente fine del mondo:

“Ma stai una faaaaaaaaaaaaaavolaaaaaaaa! Ma hai fatto un patto con il diaaaaaaaaaaaaavolooooooo! Ma per te il tempo non passa mai, eh? Birbantella! (possibili varianti in base alla provenienza regionale e/o al tasso di buona educazione: Mascalzona/Delinquente/Bastarda/Gran fija de ‘na mi….”).

E tu sei lì, con una gamba ancora in bilico nell’abitacolo della macchina (e in quel particolare giorno cessa come non mai nonostante il tailleur da evento mondano e le scarpe col tacco), a domandarti cosa avrai mai fatto di buono per meritarti tutti quei salamelecchi. Nulla, tesoro, non sperperare inutilmente le energie neuronali, tu che ce l’hai. I complimenti non te li meriti affatto. Te li spalmano addosso per i più svariati motivi:

1)    C’hai il marito strafigo e fanno le simpatiche sperando così di depistare la tua attenzione dalla scia di bava che collega le loro ipocrite bocche al fondoschiena/il pacco/il sorriso assassino dell’uomo con cui condividi impunemente il letto.

2)    C’hai un lavoro strafigo e puoi permetterti il lusso di dispensarne generosamente in giro. In periodo di grossa crisi, non è una qualità che passa inosservata. Anzi è La Qualità, pure se sei odiosa come un ponfo in corrispondenza dell’ano.

3)    Non c’hai né un lavoro né un marito strafigo, ma sei divertente come la Littizzetto, dolce, sempre sorridente, disponibile, affabile, onesta e trasparente come cristallo di Boemia. Tranne qualche rarissima eccezione, l’universo ti adora. L’intero universo, salvo le quattro megere che in quel momento ti leccano il lato B.

Su Facebook il principio è più o meno lo stesso.

Linki sulla fan page del tuo blog un post di lunghezza variabile fra le 10.000 e le 15.000 battute spazi, video e foto escluse? Inserisci nella didascalia un’introduzione di almeno 10 righe e, non contenta, il titolo Lina Wertmuller docet del tuo capolavoro è “Oggi voglio raccontarvi precipitevolissimevolmente di un progetto che avevo tenuto segreto per mesi a mo’ di manovra antisfiga e ora che si è avverato vi svelo di cosa si tratta augurandomi che vi piaccia perché l’ho realizzato versando sangue, lacrime e tanto sudore della fronte?”  Una frazione di secondo dopo ti arriva il like. Una-frazione-di-se-con-do. Non un attimo dopo. Ecco, caro/a il mio/la mia adulatrice da strapazzo, ora mi spieghi con quale criterio mi piazzi il tuo “mi piace” senza aver avuto materialmente il modo di leggere neppure le prime due sillabe del titolo del post. Fingi che io abbia 5 anni e illustrami – anche con qualche slide esplicativa, se ti avanza tempo – il motivo di quel “like”.

Seconda ipotesi: aggiorni uno status con la descrizione delle tue recenti sfighe. La più rosea dice che ti hanno diagnosticato una patologia dal nome impronunciabile, una roba grazie alla quale tirerai le cuoia dopo atroci sofferenze rendendo tuo figlio prematuramente orfano. Anche lì fioccano i like. Perché, di grazia? Laikkatore ossessivo/compulsivo, ma tu una letta anche solo di sguincio a ciò che scrivo gliela dai oppure no?

Terza ipotesi, la mia preferita. Scrivi uno status che interessa solo una persona/massimo due nello sconfinato universo di Facebook e a tale scopo le tagghi. Lo fai perché:

a)    E’ un messaggio criptato comprensibile solo da determinati soggetti.

b)    E’una comunicazione che scrivi con l'unico scopo di ricevere risposta/opinione/parere da quelle due persone. Quelle due, non altre.

Il laikkatore compulsivo ciccia fuori sgomitando come una fashion victim sotto saldi selvaggi, si intromette sparando un commento assolutamente non pertinente oppure, peggio ancora, inizia a lanciare ipotesi alla cieca per il gusto di farsi dire quanto è stato bravo a indovinare il messaggio in codice o, a seconda dei casi, a rispondere a una domanda/fornirti un parere che nessuno gli ha mai richiesto, tu per prima.

Il “like”, lo spiego ai più disattenti o magari agli ipocriti patentati, esprime l’apprezzamento per un contenuto. Un contenuto (nella fattispecie un post) non può piacerti a priori. Leggilo, almeno. Dopo, molto dopo, al limite se ti piace davvero comportati di conseguenza.

Non puoi piazzarmelo ad minchiam anche sulla foto dove appaio struccata, in mutande, con i capelli da scienziata pazza, strafatta di birra (capita, soprattutto negli ultimi tempi, ma bevo per brindare alla mia salute e a quella dei miei amici, non per dimenticare) o con la faccia che potrebbe avere mia nonna se fosse ancora viva. Quella foto l’ho postata per errore (o magari perché ero davvero strafatta di birra) e appena tornata sobria, stanne pur certo/a, mi affretterò a cancellarla dal diario vergognandomi dell’insano gesto per i secoli a venire.

Non puoi postarmi cuoricini sognanti, emoticon schizzati, sghignazzamenti sguaiati a una mia battuta stupida che più stupida non si può. Non farlo. Te lo scrivo per la mia e soprattutto per la tua dignità. Qualche volta mi capita anche di scrivere cose divertenti, ma non è che succeda sempre sempre sempre. Pure gli umoristi hanno le loro porche defaillance.

Non puoi dirmi “Sei un mito!!!!” corredando il viscido commento dall’immancabile iperpunteggiatura che fa tanto adolescente emotiva o tardona decerebrata, quello dipende dall’età, sotto uno status laddove constato che pure oggi piove eccheduepalle. Chiunque riuscirebbe ad accorgersi di una roba del genere, soprattutto se esce di casa senza ombrello sotto il diluvio universale.

Insomma: gente, evitate come la peste di lanciare “like” ad minchiam sul mio profilo perché io non sono totalmente deficiente. Voi, invece, evidentemente sì. Non me la bevo ‘sta mandrakata dell’adulazione e sono un po’ troppo cresciutella per credere alla Befana.  

So discernere un like estemporaneo messo sulla fiducia da una persona che mi stima seriamente da quello di chi invece vuole ottenere qualcosa da me. Cosa? Qualunque cosa, solo voi potete saperlo: appoggio, perdono, l’espiazione dei vostri peccati (tipo smerdarmi alle spalle e poi farmi l’amicone davanti), la riconquista della mia fiducia nei vostri confronti ormai fottuta dal tempo e dagli eventi. Cosucce così...

Lo ribadisco anche sul blog, qualora il concetto non fosse ancora chiaro: “Gente, per cortesia non leccatemi che non faccio la ceretta da un bel po'. Io lo dico per voi, eh?!” E’ uno status che ho postato giorni fa su Facebook, sfiancata dall’ennesimo cuoricino/like/emoticon sognante lanciato a cacchio di alano. Sempre per essere chiara come acqua di fonte, specifico che:

1)    Non c’ho il marito strafigo.

2)    Non c’ho un lavoro strafigo né, tantomeno, sono in condizione di risolvere il problema occupazionale in Italia.

3)    Salvo le ovvie e dovute eccezioni la gente mi ama. Perché? Perché sono una persona pulita, sempre sorridente, disponibile, affabile e soprattutto onesta.

4)    Non posso riabilitare nessuno sul Web né altrove: certe malattie croniche sono autoindotte, non basterebbe né una mia buona parola né quella di Nostro Signore per guarire dalle tue miserie. Fra parentesi, non ho mai conseguito alcuna laurea  medico-specialistica in tal senso: le ossa rotte te le risaldi da solo/a. La sindrome della crocerossina è una delle poche nevrosi che non mi appartengono.  

5)    I like ad minchiam mi fanno incazzare a livelli soltanto lievemente inferiori alla scoperta dell’ennesimo buchino di cellulite sulla mia coscia destra. La sinistra ne è (quasi) priva. Perciò, regolati.

Concludo il post pippone precisando a chiunque dovesse capitare da queste parti che non sono improvvisamente andata fuori di testa: è semplicemente che l’ipocrisia mi scartavetra pesantemente gli zebedei e in qualche modo devo pur sfogarmi. Il bello è che a me già domani ‘sta cosa mi passa. Al laikkatore ossessivo/compulsivo mica lo so…

 

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commenti

la staccata 12/14/2012 08:39

@franci: metteme ‘natro cuoricino e te crepoooooo :-D Tranquilla, tu puoi piazzarmi tutti gli emoticon e i punti esclamativi che vuoi. Lo so che sono sinceri.

@marzia: io ne ho messi più di 10, sicuramente, però mai a cacchio di cane. Ho imparato a leggere a 4 anni, e sfrutto impunemente questa abilità ;-)

@didò: come già scritto su Facebook “E questo, siore e siori, è Il Commento; quello che stamperò per poi leggerlo ai miei nipotini quando sarò costretta a nutrirmi con la cannuccia. Me l'ha
lasciato Francesco Dido' Di Domenico l'attuale (e forse purtroppo ultimo) vincitore del Premio Massimo Troisi, mica un cazzone qualsiasi. Grazie Didò!!!!!"
Con l'iperpunteggiatura, già. Ma non sono una tardona decerebrata, io.

Francesco Di Domenico 12/13/2012 23:46

Eccola qua.
Forse è quella che negli ultimi anni ha meritato di più il "Premio Troisi".
Mette insieme parole come sputi di Dior, innerva le sue critiche di costruzioni alla Beppe Viola. Riflette come Gianni Mura e Gianni Brera insieme. E' caoticamente acida come Campanile, sprucida -
che a Napoli è "acida con lo sputo" - nevrastenica come Benigni.
Se fossi un editore di settimanale la scritturerei a vita, se la leggesse Franca Valeri l'adotterebbe.
Se non fosse così schifosamente sposata la inviterei a cena (e non starei a contare gli stuzzicadenti caduti come Dustin Hoffman in "Rain Man)

Marzia 12/13/2012 22:48

Io e fb non andiamo d'accordo e avrò messo 10 "mi piace" in tutto ... direi che la tua posizione non fa una piega!

Franci Mumtrioska 12/13/2012 22:24

Io metto il like come minkiam voglio però, di te mi fido e di solito metto il like.
Problemi? (fatti avanti se hai il coraggio!! ahahahahahahha)

Prima di leggere ero in un momento un po' romanzesco/poliziesco, non mi aspettavo di morire dalle risate, birichina!

♥♥♥♥Avanti così♥♥♥♥, ::♥♥Staccata♥♥::, sei grande perché sei semplicemente !!!♥tu♥!!!, ai lov iu.

^_^

:)

;)

:P

Gine 12/13/2012 20:32

così "mi discerni" meglio! e poi si sa, come discerni tuuu!
smack

g.

Chi Sono

  • : La Staccata
  • La Staccata
  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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