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8 aprile 2009 3 08 /04 /aprile /2009 20:18


Chi frequenta questo blog trova sempre un sorriso nascosto in un cumulo di cavolate perché è  nato per esorcizzare la tristezza che tortura anche le persone sostanzialmente allegre come me. Coloro i miei post di rosa, abbinando agli scritti le foto dei cartoni animati oppure immagini divertenti pescate qua e là in rete.

In questi giorni non riesco a scherzare. Non posso. E non vi dico questo per crogiolarmi  nella retorica, lo dico perché ogni volta che accendo la TV mi metto a piangere. Immagino succeda a qualsiasi persona dotata di un cuore. Postare in questi giorni uno dei miei consueti articoli non è davvero ammissibile.

Scrivo questo post colorandolo di nero, in senso di rispetto e di lutto per tutte le vittime cadute sotto l’inferno di domenica scorsa. Sono arrivate a 272, l’ho saputo proprio qualche istante fa. E’ mostruoso.

Si continua a cercare. Forse per questo avrei dovuto scrivere in verde omaggiando così la speranza di tutte quelle persone straordinarie che soffocano le lacrime e credono fiduciose nei miracoli. Guardo con stupore gli abitanti dei centri colpiti, gli abruzzesi, gente forte, gente di montagna. E come montagne rimangono in piedi, a dispetto della terra che continua a tremare. Nulla li scuote, neanche l’inferno.

In questo blog io parlo della mia vita di mamma e soprattutto del mio bambino: il mio respiro, il mio cuore, la mia anima. In questi giorni il mio pensiero è rivolto soprattutto alle mamme. Per ogni morto che è stato estratto dalle macerie hanno pianto in molti: i figli, il coniuge, i parenti, i vicini di casa. Ma le lacrime più amare, le grida più disperate sono state quelle della madre. Non si può sopravvivere ai propri figli, non si può…

Tante mamme fortunate possono stringere ancora al seno i propri bambini e sono così forti da regalare loro un sorriso o una carezza scherzosa. Anche se è un sorriso spaventato, fatto di labbra tremanti e occhi lucidi di troppe lacrime è comunque un sorriso. Le madri, in questo, sono davvero invincibili.

Ci sono i volontari, splendidi, che estraggono corpi senza vita ma pensano anche a chi una vita ce l’ha ancora, pensano a distrarre i bambini. Li fanno giocare, a pochi passi dalle macerie, a pochi centimetri dalla morte. E questo è tristissimo e splendido allo stesso tempo.

Ho ascoltato giornalisti dalla stupidità inconcepibile domandare a una madre se la figlioletta di 5 anni era spaventata. “Ma no, ma no…” avrebbe dovuto rispondere a quei deficienti “ ...ha continuato tranquilla a dormire nel suo lettino abbracciata alla Winx mentre il soffitto le crollava addosso. Siamo gente forte, noi abruzzesi. ”

E invece no, non ha risposto al giornalista come avrebbe dovuto ed è rimasta pacata a raccontare l’orrore, con gli occhi sempre fissi sulla bimba che le sedeva accanto. Ha sorriso, e in quel sorriso era racchiusa la gioia per l’unica cosa fondamentalmente importante: sua figlia aveva certamente avuto paura. Ma era viva, a dispetto di altri che purtroppo oggi non respirano più.

Deficienti, ingiuriose, ignobili domande, offese al decoro di un popolo dignitosissimo che sta affrontando l’insopportabile con un contegno che lascia sbigottiti. Chiedere loro se sono spaventati è una bestemmia. Certo che sono spaventati, e non soltanto da quella fottuta terra che non smette più di tremare ma da quel pezzo di vita che hanno smarrito sotto le macerie. Molti hanno perso tutto e questo equivale ad essere morti.

Qualcosa di profondamente intimo è perso per sempre in un delirio di calcinacci. Sono troppi gli oggetti che hanno perso forma confusi nella paura: la fede nuziale, il primo dentino caduto a un figlio, l’abito da sposa rimasto in un baule ad ammuffire da anni, il libretto dei risparmi, il letto antico del bisnonno quello in radica di noce, quello indistruttibile. Queste sembrerebbero cose, ma in realtà sono frammenti insostituibili di una vita che questa gente non potrà riavere mai più indietro.

Le loro case verranno ricostruite, ma non così com’erano un tempo. Anche se per assurdo riuscissero a ritirarle su perfettamente identiche a prima, tutto sarebbe cambiato.

Avranno di nuovo un tetto sulla testa, il Governo giura il prima possibile. Ma l’angoscia del come e del quando è agghiacciante. Gli abruzzesi temono il futuro incerto, sfumato nella polvere che ancora si solleva dalle macerie. Temono il non sapere come, non sapere cosa. Temono questo ancora più del terremoto.

Ecco, cari giornalisti, di cosa hanno paura di abruzzesi. Quindi, per pietà, evitate di porre loro interrogativi privi di senso. Questa gente non ha bisogno di domande, ma solo di risposte. E possibilmente non ha bisogno di domande cretine. Tutti, credo, sopravvivono agevolmente senza. Perciò evitate torture inutili, lasciate da parte per una volta gli obblighi dettati dalla professione e tacete, quando non avete domande intelligenti da fare.


Chiedo a tutti quelli che credono profondamente in Dio di pregare per chi se ne è andato ma soprattutto per chi è rimasto. Forse non servirà, o magari invece si. Io non posso saperlo perché ultimamente con Dio ci litigo spesso. Però, se qualcuno ha rapporti migliori di quanto non possa avere io con nostro Signore, è invitato ad inviare le sue suppliche.

C’è bisogno di tutto l’aiuto possibile, e Dio non è certamente escluso dall’appello. Inizio a pregare per prima, anche se non sono certa che la mia voce arriverà laddove necessario. Ma ci provo lo stesso. Provateci anche voi.

Amen


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commenti

anonimo 04/12/2009 21:35

hai ragione Luana, e non c'è molto altro da dire...
un abbraccio
Flavia

anonimo 04/10/2009 10:40

mi unisco al dolore di tutti...non ho altre parole da aggiungere...solo un gran dolore

Jessychan91 04/09/2009 12:42

Ciao Luana, concordo pienamente con quanto hai scritto...
Dobbiamo cercare tutti, anche con un piccolo gesto, di aggiungere sempre un piccolo anello in più alla "catena della solidarietà" e soprattutto di non dimenticare, come spesso, purtroppo, accade in Italia...

Un bacio.
Jess.

staccata 04/09/2009 10:46

Grazie, fiocco. L'abbraccio e reciproco e universale in tanta sofferenza...

fiocco72 04/09/2009 09:21

Io prego Dio dal primo giorno che è successo tutto anche per loro, e sono certa che a tutto c'è un perchè anche se noi non lo capiremo mai...Posso solo lontanamente immaginare come possano sentirsi gli abruzzesi a cui è stato portato via tutto, una vita di sacrifici...ma poi penso che molti di loro nella sfortuna hanno avuto la fortuna di avere la vita, e penso che per una mamma potere abbracciare il proprio figlio sia la cosa più bella, tutto con il tempo si può ricomprare e i ricordi sono conservati nel cuore, ma la vita purtroppo che hanno perso più di 200 persone quella non si può più avere...fatico a seguire il tg perchè anche io scoppio a piangere...prego che qualcuno ancora sia vivo sotto le macerie e che i bambini sopravvisuti possano dimenticare col tempo e tornare a sorridere...ti abbraccio.

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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