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7 gennaio 2013 1 07 /01 /gennaio /2013 14:41

http://www.realtimetv.it/dni-media/mu-64/media-70160-252644.jpg

 

Premesso che quando mi parte l’embolo alla Nonna Papera riesco a concepire operazioni ben più pazzesche dell’imprigionare con perizia certosina micro tartufi nella carta per alimenti, e precisando pure che preparare una pietanza non è un’attività obsoleta né tantomeno ridicola (sfido chiunque a trovare del grottesco in una lasagna fatta in casa o in un tiramisù che sa veramente di ottimo caffè e di uova appena deposte dal culetto di una gallinella ruspante), confesso che ieri sera non ho potuto fare a meno di sghignazzare davanti alla TV.  

Cucinare, per chi come me ama farlo, è un’attività carnale che coinvolge tutti i sensi. Mettere mano ai fornelli è, in senso lato, un po’ come fare sesso: i preliminari (in quantità e dosi variabili a seconda della ricetta) ci stanno tutti, il divertente sta nel mezzo, il gran finale - quello della consumazione- è la parte più fugace ma, senza ombra di dubbio, la più soddisfacente.  

Spignattare non è mai un’attività del tutto asettica, ordinata o composta. Nessuno cucina, o fa sesso, senza creare un po’ di sano casino in giro. Nessuno si ritrova, a pratica conclusa, con il tavolo di marmo scintillante o le lenzuola di lino stirate di fresco. Nessuno al mondo, così pensavo ingenuamente io, finché non ho visto una puntata di Merry Christmas con Csaba su Real Time.  

Per chi non la conoscesse, ecco chi è Csaba Dalla Zorza. Fra le altre cose è anche un’esperta nel campo della comunicazione. Mi chiedo perciò quale fra i suoi tanti skill in questo ambito le abbia suggerito di apparire in TV conciata come una comparsa de “The Truman show” e con un atteggiamento che innervosirebbe persino Marion Cunningham in una delle sue giornate più gioconde.   

Perché depone con leggiadria lamponi uno alla volta, per non sciuparli, nella ciotola dello sbattitore quando sa benissimo che il loro ovvio destino sarà quello di spatasciarsi al contatto con le pale di acciaio? Come mai non può imbrattarsi di cioccolata senza riuscire a dissimulare con efficacia un moto di ribrezzo né può esimersi dallo sparare chicche tipo: “Mi dovrò sporcare un po' le mani..." mentre tuffa con impareggiabile grazia i suoi meravigliosi tartufi nel cacao in polvere?  

E per quale motivo ammonisce (seppur con tono flatuato e apparentemente scevro di rimprovero) le donne con frasi apocalittiche come: “Non cedete alla tentazione di comprare calze della Befana già pronte!” o al limite del surreale tipo questa: “Conservo tutti i biglietti di auguri e i tappi di sughero delle bollicine che stappiamo a Capodanno”? Perché Csaba mica stappa bottiglie di spumante, Dio non voglia! Lei stappa “bollicine”, una a una: impiega milioni di anni per liberarle da microtappini in puro sughero sardo; guai a scivolare nella volgarità di una stappata unica, quella è roba per chi non ha minuti da consacrare alla famiglia. Una Vera Signora il tempo deve trovarlo, pena la scomposizione immediata della messa in piega.  

Cosa desidera comunicare, continua a domandarsi la mia mente unicellulare, una donna ancora giovane e pure parecchio piacente (se vedete una sua immagine sul blog di Vanity Fair vi assicuro che sfoggia pettinatura e trucco di questo secolo) quando garrula: “Anno nuovo, organizzazione vecchia in cucina?” Probabilmente, e qui lancio ipotesi a vanvera, vuole diffondere il germe della tradizione, la riscoperta di valori antichi, il piacere di compiere gesti che richiedono tempo, pazienza e amore in un’epoca in cui i minuti a propria disposizione sono merce faticosissima da reperire. Sono intenti nobili, sui quali non può che trovarmi d’accordo. La sostanza posso anche condividerla, è sulla forma che ho parecchio da obiettare. Il suo modo così laccato di porsi al pubblico, il sorriso da puttino di gesso, l’outfit obsoleto e soprattutto il fatto che, pur essendo una chef, pesi appena una quarantina di chili (gonna a ruota e sottogonna in tulle inclusi), suscita ilarità più che ammirazione.  

L’essere e l’apparire sono separati da diverse sfumature di credibilità, da opinioni multi sfaccettate così come innumerevoli sono i punti di vista di chi osserva. Ma in questo specifico caso anche l’analista meno attento non può che registrare un’incomprensibile smania di perfezione a svantaggio di un’attività, quella della cura del desco familiare, che non è in senso assoluto anacronistica. A essere antiquata e pure parecchio grottesca è l’apparenza, più che la sostanza. Non serve accessoriare l’immagine già parecchio stereotipata di una donna vestita con capi che io non indosserei neppure in occasione di una festa a tema anni ’50 con il sottofondo di Dean Martin che cinguetta “Let it snow” per scatenare nelle donne la voglia di “casa”.  

A scatenare qualcosa scatena, per carità: ogni genere sensazioni, parecchie del tutto illegali. Csaba non convincerebbe neppure mia nonna a emularla, e considerate che se fosse ancora viva oggi vanterebbe l’invidiabile età di 103 anni. Lei davanti ai fornelli canticchiava, parlava con il ragù, impiastrava ovunque così come è ovvio che sia. Il risultato finale era un trionfo di sapori, odori paradisiaci e soprattutto cuore che la Signora Dalla Zorza non potrebbe neppure lontanamente concepire. Quella era perfezione, altro che cacchi.

La mia nonna mi ha insegnato, fra le altre cose, come si fanno i tortellini a mano. E' un'impresa in cui  imbratto ovunque di farina e incrosto il piano dei fornelli con il ripieno che ribolle dolcemente per ore, senza preoccuparmi troppo di ciò che dovrò ripulire. Chiedo a mio figlio di darmi una mano, se ne ha voglia, perché non gli sembra vero di poter alzare un po’ di casino in giro. Anche come confezioni un tortellino riflette il tuo modo di essere: a me vengono pressoché perfetti, ho sempre avuto una buona manualità e la fissa di fare le cose al meglio. Però, anche se qualcuno esce fuori un po’ storto, me lo mangio lo stesso. E’ solo imperfetto, mica avvelenato.  Questo è “essere” ciò che sono, anche quando cucino: una donna piena di inventiva, fantasia, voglia di fare al meglio, non necessariamente fare meglio di tutti, una “ragazza” di quarantadue anni che non trova disdicevole comportarsi come sua nonna – di tanto in tanto – perché è verissimo che trasformarsi occasionalmente nell’angelo del focolare può regalare tanto appagamento. Su questo, cara Csaba, hai pienamente ragione.  

Però sai che c’è? Alla tua seppur deliziosa figuretta che sforna meringhe dall’identica grammatura e all’edificante immagine di te che addenti a fil di incisivo un dolcetto neanche fosse cacca di ratto, preferisco enormemente quella un po’ casinara, casereccia e rassicurante di Alessandro Borghese, giusto per rimanere nel palinsesto di Real Time.  

Chiacchiera come un dannato, lui, spargendo ovunque parmigiano o farina di cocco e a volte si racconta con battute di spirito di cui – francamente – potremmo anche fare a meno. Però almeno lui è caruccio, simpatico, lievissimamente sovrappeso come di solito è chi ama la buona tavola, creativo, confusionario, in poche parole: un normale essere umano. Lui è, almeno così sembra, l’apparire è molto secondario. Te li fa vivere davvero i suoi piatti, amare, assaporare. Farebbe venir voglia di pasticciare in cucina persino ai più negati, perché si vede che gli piace sul serio quello che fa.  

Tu, invece, dopo aver visto la puntata sulla calza della Befana mi hai fatto salire, irrefrenabile, la voglia di scrivere questo status su Facebook: “Ma Csaba, quando brucia i biscotti, bestemmierà come tutte noi oppure - come un diffusore di oli essenziali - si limita a soffiare nell'aria un paio di "acciderbolina" oppure "oppoffrbacco" o anche un dissennato "perdindirindina"? No, no. Su quest'ultimo termine non scommetterei... Il prefisso - OCIELOSANTO! - vomita assonanze davvero demoniache.”  

Ti cito soltanto qualcuno fra i commenti che ho ricevuto :  

Stavo godendo dello stesso spettacolo: quando ha preso i tartufini fatti in casa con la pinza m'è venuta voglia di un kinder    
Uno dei figli l'ha appena guardata con un'aria alla "A ma', ma che ca@@o stai a dì?". Forse la tara salta una generazione...  
Io mi aspetto sempre che da un momento all'altro si intraveda un cadavere nel frigorifero...  
"Mi dovrò sporcare un po' le mani..." (Ma poi c'ha il puliscimani in seta vero?)   
Uno per ogni dito, un puliscimani sarebbe troppo promiscuo.  
"ll bello del fatto in casa è l'imprecisione... " 'A INCOERENTISSIMAAAAAAAAAAA!!!  
Il bambino ci ha vendicate e con la fionda ha spaccato un servizio di cristallo di boemia del '700
Però... ecco... mi chiedo... ma di cosa si fa quella donna???
Di baci di Dama, a sapè che ce mette dentro..
 

Ti assicuro, cara Csaba, che non amo in generale le polemiche. Però…ecco… se tuffi i tartufini nel cacao e poi li ripeschi con le pinze da chirurgo con una credibilità pari a quella di una banconota da due Euro, collezionare certe reazioni è il minimo sindacale.  

Questo post partecipa al blogstorming di Genitori Crescono. Tema del mese: Essere vs apparire.  

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commenti

Loredana 01/11/2013 16:22

Sono una donna normale che ama Csaba per il suo charme e per i suoi modi eleganti nel fare tutto e sinceramente mi fa un pò schifo Alessandro Borghese con le sue mani che si sporcano e che sporcano
dappertutto, ma apprezzo tutte le brave foodbloggers e ci sta che Csaba o Alessandro non piaccia a tutte!!!

la staccata 01/10/2013 19:43

@marzia: mia cara, per tirare su il morale alla gente normale in rete ci siamo noi blogger, viva Dio, offline tutte le persone che non scartavetrano l’anima al prossimo con la loro smania di
perfezione. Tutti quelli che in TV, nel quotidiano o anche nei loro blog vogliono invece spacciare alla gente il messaggio che “la perfezione esiste, basta applicarsi un po’” io non credo che
abbiano poi tutto ‘sto gran seguito. Ma potrei anche sbagliarmi, perché no.

@natalia: mia meravigliosa amica, tu sì che sei "La Chef"! Gente, clikkate per curiosità sul link della firma digitale per vedere chi è la Natalia che ha scritto questo commento, ne rimarrete a dir
poco sorpresi. Ti adoro, grazie per essere passata da me.

@aprovadimamma: ma daaaaaai, quale “grande”. Io di grande c’ho solo il sedere! ( preistorica battuta, ma mi diverte sempre farla). E’ il mio modo bislacco per ringraziarti, felice che questo post
ti sia piaciuto.

@scake: ma ciao, ben trovata! Io sono molto di parte, perché a me Borghese “me piasce”, pure con tutto quel pelo sopra le padelle. Me “piasce” proprio carnalmente, me la farei volentieri una bella
impepata di cozze assieme a lui :- ) Ma i gusti non si discutono, per carità!

scake 01/10/2013 19:20

Si confesso che non la reggo: e` tutto quello che non sono io in cucina. E neanche mi fa venire fame....
Pero` pure Borghese con tutto quel pelo libero che c'ha in faccia sopra le padelle... me fa 'n po' schifo!
Scake

marica Aprovadimamma 01/10/2013 16:44

grande Staccata!

natalia 01/10/2013 10:15

leggo e mi diverto !

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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