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8 ottobre 2008 3 08 /10 /ottobre /2008 12:00
cocoon


Dopo lunghissima, forzata assenza causa surplus lavorativo sono qui a raccontarvi della mia vacanza tardiva. Mesi fa, forte del fatto che non esistono più le mezze stagioni, ho prenotato una vacanza presso il Blu Salento Village di Sant’Isidoro ( Lecce) dal 14 al 21 settembre.

Il villaggio turistico non rappresenta il mio ideale di vacanza, in passato ho avuto la fortuna di visitare moltissimi fra i luoghi più belli del Pianeta come soltanto un turista di razza sa fare. Ma una volta tanto passare una vacanza a cantare la sigla del villaggio invece di visitare una chiesa antica o un sito archeologico non mi avrebbe certamente ucciso. Il mio intento era quello  di trascorrere una settimana con l’unica preoccupazione di decidere quale fra il bikini nero e quello rosso a fragoline avrebbe fatto risaltare meno la cellulite.

Abbiamo preso un volo per Brindisi da Roma in una mattina dal tempo incerto. Mio figlio era eccitatissimo dalla novità, non ha mai neanche viaggiato in metropolitana, figuriamoci  cosa ha scatenato nella sua testolina il fatto di dover prendere l’aereo. Nella valigia, assieme agli abbronzanti, era racchiusa la speranza di riuscire finalmente a godermi una vacanza di quelle come Dio comanda. Ultimamente devo aver fatto qualcosa di male al Padreterno, ho disertato troppo la messa oppure commesso qualche peccato mortale. La sfiga non mi abbandona un istante, non sto a lamentarmi delle vicende personali che ho dovuto affrontare negli ultimi mesi perché non mi sembra questa la sede più adatta, ma vi giuro che ultimamente non me ne va davvero bene una. E parlo di cose molto più gravi di una vacanza rovinata dal maltempo, magari fossero questi  i problemi!

Dopo un volo allietato da perturbazioni varie, lampi e saette minacciose, atterriamo all’aeroporto di Brindisi verso le 15,00. Alessandro ha pensato bene di terrorizzare la metà dei passeggeri al momento dell’atterraggio. Con il visetto  spalmato sul finestrino ha iniziato a gridare: “ Cadiamo in picchiata! Cadiamo in picchiata! FIIIIIICO! Vedo il fumo, vedo il fuoco, va tutto al fuoco! Wow! Questo è il migliore ( il primo e unico !) atterraggio della mia vita. Devo complimentarmi con l’autista.”. E al momento di lasciare l’aereo si è davvero precipitato dal pilota e tutto serio gli ha fatto i complimenti. Il Comandante starà ancora sorridendo al ricordo del nanetto che all’uscita gli ha detto che non aveva mai fatto un atterraggio così bello e forse questo sarà uno dei suoi ultimi bei pensieri prima di trovarsi disoccupato o a pilotare gli elefantini volanti nei luna park. L’Alitalia, superfluo sottolinearlo, ha ultimamente qualche problemino gestionale e mio marito, che ci lavora da oltre vent’anni, ne sa  sicuramente qualcosa.

Questa è stata forse l’ultima vacanza che potremo permetterci vista l’aria che tira ma , incuranti dell’ eventualità di dover in futuro chiedere l’elemosina per sfamare nostro figlio, abbiamo scialacquato parte dei nostri sudati risparmi per goderci il mare del Salento. I realtà l’investimento è stato minimo, in bassa stagione la quota per soggiornare in questo villaggio è praticamente meno di un terzo di quello che avremmo pagato prenotando ad agosto. Poiché conosciamo tutti la miseria del generosissimo obolo offerto dallo Stato alla fine di una vita lavorativa , l’età media degli altri  ospiti sfiorava i settantacinque anni. Permettersi una vacanza in alta stagione quando si percepiscono cinquecento euro di pensione è un concetto assurdo: sarebbe più verosimile sentire Berlusconi azzeccare finalmente un congiuntivo.

Vecchietti ovunque; sbucavano come funghi da ogni anfratto. Sommando la loro età per un ipotetico viaggio a ritroso nel tempo ci si sarebbe ritrovati nel Paleolitico inferiore, o giù di lì. Ma non pensate a questi nonnini come a degli incartapecoriti, fiaccati dalla vecchiaia o indeboliti dalle malattie. Mangiavano come camionisti, bevevano come idrovore e volteggiavano come libellule impazzite fino a mezzanotte inoltrata. Al momento dei pasti il ristorante diventava un luogo più pericoloso della Stazione Termini alle due di notte. Riuscivo a malapena a schivare le forchettate di ultracentenarie truccatissime in perfetta mise da gran soirèe  che, inferocite come Pit Bull a digiuno, mi soffiavano i bocconi dal piatto degli antipasti. Ho quasi fatto a botte con un ottantenne che, dopo aver svicolato la coda al distributore del vino, mi ha dato una gomitata in faccia agitando in aria la brocca stracolma. Alle 19,30 li trovavi già davanti al ristorante vocianti come diciottenni alla gita scolastica, e all’apertura delle porte investivano i camerieri per correre ad accaparrarsi ogni ben di Dio. Inspiegabile come dei corpi così apparentemente malmessi riuscissero a schizzare con tanta fulmineità. Un vecchietto una sera ha  stipato nel piatto ben otto prugne. Stitichezza? Rivalsa sulla fame patita in tempo di guerra? Non conosco bene il motivo, ma giuro di non aver mai visto delle persone anziane mangiare e bere così tanto. O meglio, non li ho mai visti sopravvivere per riuscire poi a raccontarlo…

Nascosta fra la vegetazione del Blue Salento Village c’è forse la piscina miracolosa di Cocoon? Immergersi nel mare della Puglia sconfigge all’istante malattie come la gotta, l’ipertensione o il colesterolo? Bere vino a fiumi aiuta a ringiovanire? Questi e altri più inquietanti interrogativi hanno torturato me e mio marito alla  strenua ricerca di una spiegazione di un fenomeno scientificamente inspiegabile. Paragonati a quei ventenni che vedi stravaccati sulle sedie di un bar a vomitare amenità sul disagio giovanile, questi straordinari vecchietti ci hanno regalato momenti di autentica allegria. Mi sono sinceramente trovata ad invidiare tanta vitalità, tanta fantastica voglia di vivere, il sapersi godere la vita ad un età in cui in passato un essere umano era già arrivato al capolinea. E ho pregato come al solito Dio di arrivare ad ottant’anni aggiungendo stavolta la clausola di arrivarci come la Sig.ra Adele, un’arzilla settantaseienne con i capelli sempre freschi di messa in piega, una rondine tatuata  sul generoso decolletè e una mira infallibile che l’ha portata a trionfare in tutti i tornei di bocce. Io, senza occhiali, non riconosco neanche mio figlio.

Timidamente sparsa fra tanti ottantenni, qualche coppia della nostra età con figli piccoli. Alessandro ha quindi avuto dei bimbi con cui giocare al Mini Club, unico suo diversivo in una settimana flagellata da una pioggia quasi costante. Nel pomeriggio appuntamento fisso con il diluvio universale, al mattino tempo nuvoloso. Abbiamo ricevuto la grazia di due sole mattinate di sole pieno, per il resto temperature sui venti gradi e vento polare. La settimana prima la temperatura si aggirava sui 38 gradi, il sole picchiava impietoso e il mare già stupendo era una splendida piscina senza la minima increspatura di un alito di vento. Quando siamo arrivati noi ad accoglierci lampi, saette e un gatto obeso, mascotte del villaggio. Superfluo dire che era un gatto nero.

Ma invece di affliggerci come la maggior parte degli ospiti (giovani) del villaggio, io e mio marito abbiamo cercato comunque di divertirci. I vecchietti, che erano ospiti del villaggio già dalla settimana precedente a quella sfigatissima che abbiamo prenotato noi, erano abbronzati come bronzi di Riace e soltanto leggermente contrariati dal maltempo. Hanno continuato a praticare acqua gym, a seguire le lezioni di bachata e salsa, a mangiare come bufali e a fare Dio solo sa cosa nell’intimità delle loro stanze. Il risveglio muscolare del mattino, curato da Annarita - simpaticissima partenopea, era affollatissimo da arzille signore accanto alle quali risultavo arrugginita come Cricchetto di Cars.  Vi dico soltanto che dopo aver seguito una lezione di salsa il nervo sciatico mi ha immobilizzato per una serata. L’ottantenne che ballava vicino a me, dopo la lezione, è andata a fare jogging. A cena, naturalmente, si è sparata il suo bravo mezzo chilo di pasta, un antipastino misto e un paio di costate alla brace.

Tanto per ingannare il tempo e non farmi sommergere dall’onda di disfattismo cosmico che avrebbe colto anche l’individuo più ottimista, mi sono fatta trascinare  in attività opinabili ma divertenti: ho avuto l’onore di presiedere la giuria della gara di ballo e mi hanno pescato a tradimento fra il pubblico per andare a cantare. Ora, a ballare me la cavo: tranne il minuetto, penso di essere in grado di muovermi al ritmo di qualsiasi danza. Ma cantare, purtroppo, non è proprio il mio forte. Intendiamoci: non è che sia totalmente stonata, ma non ho i toni alti. Ho una voce profonda, cavernosa, quasi da gospel. Cantare qualsiasi cosa abbia una tonalità più alta de “i tre porcellini“ mi mette in seria difficoltà. Ma una sera, mentre pensavo di dover partecipare soltanto come spettatrice ad un accanitissima gara canora, un ditino impertinente ha bussato sulla mia spalla. Era Annarita, la torturatrice che ci faceva fare ginnastica al mattino. Assieme a lei un bellissimo signore, romano. L’avevo già notato in un gruppo di signori di mezza età evidentemente figli del Colosseo. Ennio, così si chiama questo signore, mi ha pregato di dargli una mano…

“Sei romana, vero?”

“Si!” rispondo io in tono incerto subodorando già la fregatura. “E allora conoscerai sicuramente “Roma nun fa la stupida stasera!"

“Si!” rispondo con le mani serrate sui braccioli della poltroncina pronta a spiccare un balzo fulmineo e a fuggire il più lontano possibile per non sentire altro.

“Allora, te prego, damme ‘na mano. La “poetessa” che doveva cantà con me, dopo avè provato per tutto er pomeriggio mò se vergogna de cantà davanti a duecentocinquanta persone…” Già. Che donna inspiegabilmente timida!

Senza farlo troppo lunga in uno modo o nell’altro riescono a trascinarmi sul palco. Premetto, per quanti non lo ricordassero, che “Roma nun fa la stupida stasera” non è esattamente una canzoncina dell’asilo. Quando sono andata a vedere il Rugantino a teatro, anni fa, sono quasi certa che il regista abbia abbassato la melodia di almeno un paio di tonalità per consentire alla Ferilli e a Mastandrea di cantarla senza finire lapidati sotto i colpi di una cassa di pomodori marci. Visto che non sono la Ferilli, nessuno si è preoccupato di accordarmi la stessa delicatezza. Parte la musica: tonalità altissima. Ennio inizia a cantare con una bellissima voce da tenore, tranquillamente a suo agio: una specie di Lando Fiorini, solo cento volte più bravo. Io inizio a sudare freddo: con quale coraggio cantare assieme ad tizio che ha la voce di un angelo? Per fare un paragone:  è come se la Clerici si mettesse a duettare con Giorgia.

Quando tocca a me salto le prime parole. Niente, non esce la voce. Panico. Ma dopo qualche secondo mi sono detta: e che cacchio! Ho partorito, sopporto un figlio vivacissimo, lavoro, curo due blog, dormo cinque ore a notte, combatto con gente mentalmente instabile da quando sono nata, saltello tutto il giorno come un lemure, pulisco una casa totalmente bianca e ora me la faccio sotto per una quisquiglia del genere? Beh! Non ci crederete, ma l’ho cantata. E anche bene. Forse la mia bisnonna, romana di sette generazioni, m’ha messo  ‘na mano in testa. Proprio come dice la canzone. E me la sono cavata. E il Sig.Ennio, che ha poi vinto il secondo premio con un’ altra mirabile prova del suo talento, ha regalato a me il telo da mare che si era meritatamente guadagnato. Il primo premio l’ha vinto un ragazzo bravissimo, che ha cinguettato una canzone di Alex Baroni con la stessa facilità con la quale io mi metto il rimmel.

L’aver presenziato alla giuria della gara di ballo, devo dire, mi ha causato non pochi problemi. Le coppie in gara erano quattordici, ma di ballerini degni di questo nome ce n’erano pochini: tre coppie. D’accordo con gli altri giurati, ci siamo concentrati su quelle, concedendo un fin troppo magnanimo 5 a tutti gli altri partecipanti. Ma la procedura ha fatto imbufalire un settantenne che mi è stato con il fiato sul collo ( fiato anche piuttosto avvinazzato) per tutta la durata della gara. Continuava a rompere borbottando che non era giusto, che quelle tre coppie erano “maestri di ballo” (ma quando mai!) e che avremmo dovuto invece far vincere la migliore fra le altre coppie. Quindi avremmo dovuto giudicare ben quattordici coppie per oltre dieci balli… Impresa impossibile visto che la metà dei giurati era affetta da cataratta e la presidentessa piuttosto miope. Ma anche in tanta cecità, era comunque evidente che soltanto queste tre coppie potevano essere prese in considerazione. Gli altri avevano soltanto trovato un diversivo per far trascorrere  il tempo:l’alternativa era soltanto quella di beccarsi la pioggia ad ascoltare un tizio pelato che tutte le sere sequestrava il microfono del ragazzo del piano bar e si esibiva, visibilmente alticcio, in pietose performance che avrebbero voluto essere un omaggio al repertorio  blues e jazz. Tutto il repertorio blues e jazz, ma proprio tutto. Ad un certo punto il tizio è sparito: o l’ha giustiziato il ragazzo del piano bar oppure l’hanno affogato  gli altri ospiti. E finalmente è stato possibile andare a bere una cosa dopocena in grazia di Dio.

Ritornando alla gara di ballo: dopo che il servizio d’ordine ha gentilmente allontanato il disturbatore dal tavolo della giuria e aver lanciato l’insindacabile verdetto, speravo che i miei guai fossero finiti. Mi sbagliavo: dopo la gara non ho avuto più pace. C’era chi mi diceva che la coppia numero 13 aveva ballato male la rumba, chi  farneticava sul fatto che la 11 non andava neanche a ritmo e che la numero 3 si era seduta cinque minuti a prendere fiato. E riprendere fiato non è consentito dal punto primo comma secondo del regolamento internazionale delle giurie delle gare di ballo, condannato dalla FIFA, dal  CONI e anche dagli organizzatori dei prossimi giochi olimpici che immagino mi spediranno presto spedito un mandato di comparizione per giustificare questa incresciosa irregolarità.

"
Si è trattato di un gioco, signori miei! Soltanto di un gioco! Non sono stata l’unica a decidere, mi hanno soltanto appioppato un microfono e la delega a parlare per tutti visto che parlare in pubblico non mi ha mai causato attacchi di panico. E poi, scusate, ma cosa significa che la coppia numero 3 si è fermata a riprendere fiato? Dovevamo giudicare la loro abilità nel danzare, non la loro capacità polmonare! Non era una gara di apnea, se fosse stata una gara di apnea allora avreste ragione, ma era soltanto una gara di ballo organizzata in un villaggio turistico! Il premio era un diplomino di merito stampato con il PC, non un solitario di inestimabile valore!”

Queste le giustificazioni che mi sono trovata ad elargire a destra e a manca ad orde di nonnetti inferociti, tutti inca@@ati neri perché secondo loro di ballo non ne capisco un accidenti. Ed è bello, credetemi, nonostante tutto è bello vedere tanto accanimento per una questione così inesistente. Sempre meglio del sentir parlare di periartrite  o operazioni alla prostata.

Dopo aver passato un paio di giornate con occhiali da sole, barba posticcia ed essermi tinta di biondo per non essere subito riconosciuta come la str@@za che aveva fatto vincere la coppia che si era fermata a riprendere fiato, si sono decisi a lasciarmi in pace e sono riuscita a circolare nuovamente nel villaggio senza temere alcun agguato terroristico.

Mi sono quindi goduta la baby dance e le serate di animazione. La baby dance era un qualcosa di assolutamente sconosciuto per mio figlio. Lui non balla. Mai. La prima sera, quando hanno messo su “ Ma il coccodrillo come fa?” ha esclamato schifato: “ Gli uomini non ballano!”. Dieci secondi dopo era assieme agli altri e, incredibile ma vero, ho avuto l’ulteriore conferma di avergli trasmesso buona parte delle mie abilità. Lo so che tutte le mamme dicono che i figli sono bellissimi, fichissimi e intelligentissimi. Ma io appartengo alla razza rara delle mamme obiettive. Mio figlio non ha senso del ritmo, o meglio, pensavo che fosse totalmente negato a ballare o perlomeno disinteressato alla danza come il papà. Ma improvvisamente il miracolo: era bravissimo, davvero bravissimo. Invaso dal bizzarro demone della danza, da quel momento in poi la sua vita non avrebbe avuto più senso se privata della sua oretta di baby dance. Alle nove di sera, dovunque fosse, appena partiva la musica lo vedevamo schizzare di corsa in direzione del capannone. Sembrava Forrest Gump. Si precipitava verso gli animatori del mini club, ansioso di sculettare : perché gli uomini non ballano. Già.

Il capannone, visto che l’ho citato, era un surrogato del teatro dove fino ad appena una settimana prima gli animatori avevano deliziato il pubblico con i loro spettacoli. Noi della settimana degli sfigati ci siamo dovuti accontentare di una versione ridotta, compatibile allo spazio ristretto offerto dal capannone. Devo dire che comunque l’animazione è stata ineccepibile: i ragazzi erano soltanto una decina, ma riuscivano davvero a regalarci delle serate piacevolissime. Su tutti, spiccava Luigi De Biasi, il capo animatore. Gigi è un cosino che sfiora a stento il metro e sessantacinque, ma la sua bravura riempie tutto il palco. Ci ha regalato un saggio della sua abilità di attore, cantante e ballerino. E’bravissimo, credetemi, davvero bravissimo. Se per caso dovesse capitare la sua compagnia teatrale nella vostra città questo è il sito http://www.luigidebiasi.it/actor.htm. Gigi ha detto una cosa sacrosanta, che vale anche per gli aspiranti scrittori sfigati e sconosciuti come me, che vale per chiunque ami l’arte: non importa che il TV padroneggino personaggi come Costantino, che la gente adori programmi come l’isola dei famosi. Un artista cerca di regalare il meglio di sé per il semplice gusto di farlo, anche in un capannone, anche con costumi di scena raffazzonati alla meglio, anche se parte del pubblico non sembra affatto interessata, anche se costa fatica e sacrifici. Se si crede in quello che si fa, lo si fa al di là di tutto. Se si ama quello che si fa, lo si fa anche senza riconoscimento. Una sera, dopo una sua performance, ho pianto emozionata da tanta bravura.  Vale davvero passare una serata in sua compagnia, e gli auguro di cuore tutto il successo che merita.

Finito lo spot a favore di Luigi De Biasi, arrivo finalmente alla conclusione di questo post sicuramente diverso dai soliti, meno divertente e più “diario” e traggo un bilancio della mia vacanza.

PRO                                                                                     CONTRO



Non ho lavorato                                                E’piovuto praticamente sempre

Non ho cucinato                                                Ho rischiato il linciaggio dei vecchietti

Non ho lavato né stirato                                   Ho speso un patrimonio in felpe pesanti e ombrelli

Non ho pulito la casa bianca                             Sono ingrassata tre chili    

Ho conosciuto gente simpatica                                                

Nonostante tutto mi sono divertita

Ho mollato mio figlio un paio d’ore al giorno al mini club

Ho legato con gli animatori

Mio figlio ha rimorchiato un paio di trentenni, tutte le cameriere e intentato una convivenza con una di loro

Nonostante tutto sono andata via abbronzata

Ho fatto ginnastica, anche se il nervo sciatico non era d’accordo

Ho mangiato benissimo

Il villaggio era davvero stupendo, quel poco che ho intravisto sotto la pioggia

Ho cantato in pubblico, forse meglio della Ferilli. Soltanto che a lei la pagano, anche se canta peggio di me.

Concludo finalmente con un aneddoto e la perla di saggezza che amo propinarvi alla fine di ogni mio post: riprendendo il volo di rientro per Roma io e mio figlio stavamo ammirando le nubi sotto di noi. Io ho guardato Alessandro e gli ho detto: “Guarda, amore, che meraviglia! Sembra un tappeto di ovatta!”

Lui: “Ma quale tappeto di ovatta? Non lo vedi che sono gruppi di nuvole?"

Ed ora la perla di saggezza: non esistono più le mezze stagioni, né i vecchietti, né i bambini di una volta. E’tutto confuso, ma forse per questo più divertente.E se possiedi spirito di adattamento, allora anche una settimana di pioggia può apparirti il Paradiso. Ma la prossima volta prenoto in agosto.


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commenti

fiocco72 10/09/2008 13:26

Ho pochissimo tempo ed ho letto velocissimamenta..anche io sn sfigata cm te siamo andati al mare a giugno ed il tempo era un pò bruttino...basta accontentarsi...

anonimo 10/09/2008 13:23

Pensavo ti fossi data alla latitanza come me dato che spesso pure io sto anche un mese senza aggiornare il blog ma lascio però commenti a tutti quasi ogni giorno. Adesso sono sommersa dal lavoro ma prima delle 6 faccio il possibile per leggere il tuo chilometrico post.
Un abbraccio e ben tornata.
Mammapaola

Crylan 10/09/2008 13:16

Ma LUANAAAAAAAAAAAAA!!! Porco zippolo, sai che abbiamo poco tempo escrivi questi post di dieci kilometri!!!! Dai scherzo, mi dispiace per la tuasfiga...spero si sistemi tutto...se ti torna più facile puoi scrivermi su splinder, ho riesumato il blog. Baciones.

Chi Sono

  • : La Staccata
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  • : Luana Troncanetti, scrittrice per caso, schiava devota dell'ironia, grafomane incallita e mamma strafelice di Alessandro, aka Superboy. Nel 2009 ho vinto il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica e sono ancora qui a disegnare cerchietti in un angolo e a chiedermi: "Ma che s'erano pippati quelli della giuria?"
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